Ulrika Spacek

Modern English Decoration

2017 (Tough Love) | psych-rock

Esordio di belle speranze, “The Album Paranoia” degli Ulrika Spacek ha riacceso la fiammella della passione di molti fan dei Sonic Youth e degli Spacemen 3, grazie a un felice equilibrio tra disordine lirico, noise, psichedelia, shoegaze e post-punk. Con “Modern English Decoration” il gruppo inglese, formatosi in Germania, prova a superare il difficile scoglio del secondo album, impegno abbastanza arduo, essendo la materia prima già intaccata dallo spettro del deja-vu e della prevedibilità stilistica.

Appare subito evidente la volontà della band di trovare un linguaggio più personale e compatto, lasciando defluire alcune tentazioni più pop del primo album, a tutto vantaggio delle elaborazioni strumentali, sempre più ricche di sinergia e fascino ipnotico. Il rigore del kraut-rock resta sempre il fulcro del loro incessante groove psichedelico, le evoluzioni chitarristiche evocano i Television, mentre il muro del suono più cupo e impenetrabile richiama le enigmatiche soluzioni post-psichedeliche dei Gnod.
L’impatto emotivo di “Modern English Decoration” è avvincente, anche se gli Ulrika Spacek quasi rinunciano al colore e alla luce, preferendo sfumature di grigio e giochi di ombre e chiaroscuri che concentrano l’attenzione più sull’attesa che sull’epifania lirica. Il lineare ed efficace giro armonico della chitarra di “Silvertonic” è la migliore esegesi possibile del secondo album della band, un progetto in parte privo di soluzioni innovative o rivoluzionarie e più incline alla rifinitura quasi artigianale delle buone intuizioni del’esordio.

Le dieci tracce sembrano formare un corpo unico, sottolineando la trasformazione degli Ulrika Sapcek da duo a vera e propria band di cinque elementi. Brani come “Dead Museum” e “Ziggy” sono infatti delle perfette piattaforme psych-rock per le loro esibizioni live, con armonie appena accennate e progressioni seducenti e suggestive, che a volte sembrano soffrire del perfezionismo quasi maniacale che si è impossessato della musica del gruppo inglese.
A volte si ha la sensazione che gli Ulrika Spacek abbiano forzato i tempi al fine di dare un seguito al loro esordio, tralasciando di mettere a punto un repertorio più solido e convincente. Le atmosfere romantiche alla Slowdive della title track e il minimalismo di “Full Of Men” convincono solo in parte; in converso, al leggiadro kraut-rock di “Mimi Pretend” sono affidate le note più accattivanti del progetto, mentre alla graffiante ballata in stile Radiohead appartengono le nuance più ruffiane dell’album (“Everything, All The Time”).

A questo punto appare chiaro che per gli Ulrika Spacek valgono le stesse premesse dei Deerhunter: la forza evocativa e nostalgica della loro musica a volte prevale sull’innovazione e sulla ricerca di nuove soluzioni sonore; la rappresentazione è spesso più intensa e corposa della reale caratura delle composizioni, anche il tono severo e caustico di “Victorian Acid” e il dinamismo inaspettato di “Protestant Work Slump” sono parte integrante di un unico disegno ben preciso, del quale la band conserva ancora troppo gelosamente la chiave di lettura, lasciando l’ascoltatore sempre in bilico tra dubbio e piacere.

(13/07/2017)

  • Tracklist
  1. Mimi Pretend
  2. Silvertonic
  3. Dead Museum
  4. Ziggy
  5. Everything, All The Time
  6. Modern English Decoration
  7. Full Of Men
  8. Saw A Habit Forming
  9. Victorian Acid
  10. Protestant Work Slump
       




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