77:78

Jellies

2018 (Heavenly) | pop, retrò

Ci sono vari modi di approcciare la musica pop: quello accattivante e ruffiano è senza dubbio il più propizio, ma anche l’approccio intellettuale (o cosiddetto alternative) ha i suoi risvolti positivi in termini di successo e notorietà.
Meno fortunato, comunque spesso destinato a diventare oggetto di culto, c’è uno specimen del mondo pop dove tutto è gradevolmente naif, a volte fragile e poco appariscente, un panorama ampio dal quale spesso l’intellighenzia musicale recupera artisti o brani ai quali donare cinque minuti di notorietà.
Poi ci sono gruppi come la Beta Band, capaci di interagire con più forme del pop restando abilmente in bilico tra successo e oblio: in questa immaginaria terra di mezzo, c’è un nutrito gruppo di artisti dalle alterne fortune, tra cui i Bees.

Dopo il mancato successo dell’ultimo progetto “Every Step's A Yes” e il flebile tentativo di ampliare il proprio pubblico suonando come open-act dei Fleet Foxes, gli ex-Bees, Aaron Fletcher e Tim Parkin, ritornano sulle scene dopo otto anni di silenzio discografico con una nuova formazione, i 77:78.
L’esordio, pubblicato dalla Heavenly, è uno scrigno ricco di piacevoli bozzetti pop, ancora una volta lontani dalla magniloquenza sonora di band famose come Oasis o Coldplay, ma allo stesso tempo privi di spocchia intellettuale o avanguardista; insomma, “pure pop for now people”, come direbbe Nick Lowe. 

Sempre abili nell’intrecciare voci su tempi gospel-beat (“Compass Pass”), eccentrici e accattivanti come una band ska innamorata del soul stile Tamla Motown (“Love Said (Let's Go)”), finemente barocchi alla maniera dei vecchi gruppi vocali di white-soul (“Pour It Out”) e perfino psichedelici al punto da suonare come un incrocio tra i primi Pink Floyd e i Beach Boys (“E.S.T.W.D”), i 77:78 mettono insieme un album, “Jellies”, che mantiene le premesse e le promesse, centrando almeno un pugno di canzoni rimarchevoli, gradevolmente sfilacciate e volutamente imperfette.
Per i più famelici e insaziabili segnalo anche la geniale citazione kraut della Beta Band di “If I'm Anything”, il latin-soul di “Copper Nail”, il garage-beat tinteggiato di exotica di “Chilli”, l’ironico sberleffo country di “Situations” e il fantasioso suono della sezione fiati di “Shepherd's Song” : tanti piccoli pezzetti di un mosaico pop perfetto come colonna sonora estiva.

L’esordio dei 77:78 non è comunque avulso da difetti, lo spirito pop retrò dei “Jellies” è un’arma a doppio taglio, anche se la mancanza d’originalità è oltremodo peculiare e inevitabile. Infattti il duo inglese, più che mirare a creare qualcosa di inedito e rivoluzionario, preferisce catturare la freschezza e lo swing della musica pop anni 60, 70 e 80 attraverso una serie di melodie e ritornelli orecchiabili, confermando la vena di autori di puro pop e il definitivo abbandono del termine alternative. Un’operazione perfettamente riuscita, che non mancherà di creare un potenziale fan-club, per una band che sembra promettere ancora sorprese per il futuro.

(24/08/2018)

  • Tracklist
  1. If I'm Anything
  2. Compass Pass
  3. Love Said (Let's Go)
  4. Pour It Out
  5. Papers
  6. Copper Nail
  7. E.S.T.W.D
  8. Chilli
  9. Shepherd's Song
  10. Situations
  11. The Wagon




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