Buddy Guy

The Blues Is Alive And Well

2018 (Silvertone Records) | blues

Il blues è vivo, prepotentemente vivo, in quest'album di Buddy Guy, che a 81 anni passati non ha alcuna intenzione di concedersi un attimo di riposo: è uno showman navigato, che ha ispirato generazioni intere di chitarristi, è l'uomo che fece appendere a Clapton la Gibson al chiodo per passare all'iconica Stratocaster, e ha ancora voglia di mostrarlo. Quello che ascoltiamo è un album di un artista esperto, che riflette sulla mortalità senza però snaturarsi, lo fa con ironia e con la consueta stridente energia della sua sei corde. "Ohh Daddy", un boogie woogie tutto da ballare, ne è la prova definitiva.

Sebbene Guy sia prima di tutto ricordato come un chitarrista di prim'ordine, la sua voce è sempre stata un'arma potente all'interno dell'arsenale con il quale, negli anni, ha colpito i fan di tutto il mondo e lo mette in chiaro fin dalla prima traccia "A Few Good Years", che comunque non lesina potenti assoli della stratocaster a pois più veloce del panorama rock.
"The Blues Is Alive And Well" è un long playing affascinante sotto diversi punti di vista, che vede la collaborazione di diversi strumentisti dal talento cristallino, come Justinian che impreziosisce con la sua arpa un cupo brano come "Bad Day", Rob McNelly alla chitarra ritmica e il produttore Tom Hambridge che si sbizzarisce suonando le pelli in diversi brani.

Andando a fondo nell'ascolto troviamo "Nine Below Zero", una cover del compianto Sonny Williamson che Guy fa propria interpretandola con trasporto e calore, e "Guilty As Charged", uno shuffle energico e classico, che entra nelle ossa; "Blue No More" è un blues lento, un groove che omaggia BB King e che vede comparire alla voce James Bay, cantante inglese di notevole bravura e fama, mentre "Whiskey For Sale" è un blues con contaminazioni funky più che evidenti, in cui le coriste Ann e Regina McCray sono il punto di svolta sonoro.

Ma le tracce meglio riuscite dell'interno album sono sicuramente "Cognac" e "You Did The Crime", la prima, impreziosita dai camei di Jeff Beck e Keith Richards, è un potente accenno di blues-rock dove le chitarre duellano, i tre artisti giocano con le loro sei corde, si scontrano divertendosi come su un palco, creando un blues sonoro e potente, di vecchio stampo, ma che non può lasciare indifferenti: riesce a trasportare chi lo ascolta in una dimensione che replica quella di un live; la seconda è invece agli antipodi: un blues acustico, lento e sornione con un Mick Jagger in grande spolvero che con l'armonica, pur non essendo un virtuoso, riesce in un'autentica prodezza.

In "End Of The Line" e "When My Day Comes" la riflessione sulla morte, filo conduttore di tutto l'album, è più che palese e nella prima il cantautore blues ammette di essere l'ultimo di una razza in via di estinzione.
Infine, esiste un gioiellino da scoprire all'interno dell'album che potrebbe passare inosservato, forse, a un primo ascolto, se non fosse che a un piano Hammond suonato con maestria da MdKendree si aggiungono i fiati potenti della Muscle Shoals Horns (tromba, trombone e sax) che cercano di surclassare la chitarra di Buddy Guy che lotta per non farsi superare: "Old Fashioned".

Alla fine del viaggio, "The Blues Is Alive And Well" si rivela come un disco da possedere e riascoltare nel tempo per godersi un blues potente, classico, che non cerca l'innovazione ma lo standard ben fatto e arrangiato, dove Buddy Guy può permettersi di autocitarsi e di rinnovare quelli che sono stati i suoi punti di forza dall'inizio della carriera.

(04/12/2019)

  • Tracklist
  1. A Few Good Years
  2. Guilty as Charged        
  3. Cognac (featuring Jeff Beck, Keith Richards)    
  4. The Blues Is Alive and Well  
  5. Bad Day    
  6. Blue No More (featuring James Bay)       
  7. Whiskey for Sale
  8. You Did the Crime (featuring Mick Jagger)
  9. Old Fashioned
  10. When My Day Comes
  11. Nine Below Zero
  12. Ooh Daddy
  13. Somebody Up There
  14. End of the Line
  15. Milking Muther for Ya
  16. In this Day and Age  (solo in Giappone)
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