Golden Dawn Arkestra

Children Of The Sun

2018 (Nine Mile Records) | psychedelic rock, world

Zapot Mgwana è certamente un personaggio bizzarro. Nato a Washington DC, Zapot non ha mai conosciuto suo padre, ma sua madre, che lavorava per l'ambasciata etiope, gli diceva sempre che non doveva preoccuparsi, perché suo padre aveva un nome ben preciso: Herman Poole Blount (Sun Ra).
Un modo insolito (e meraviglioso) di alleviare la sofferenza del proprio figlio. Trasferitosi per qualche anno in Nigeria, Zapot è tornato adulto negli Stati Uniti, e ha fondato la Golden Dawn Arkestra, assemblando nel Texas una serie di improvvisatori amanti dello stesso Sun Ra, dei Talking Heads, del tribalismo afro e della psichedelia hippie più gigiona.

Insomma, un bel guazzabuglio di richiami e conoscenze di circostanza che in questa seconda prova, a due anni dall’esordio ufficiale, mette in luce elementi diversissimi, come l’afflato corale di "Lovely Day", cavalcata stroboscopica con organetto dal mood gitano, e le ammiccanti propulsioni di "Cosmic Dancer", che omaggiano a viso aperto la disco music targata Studio 54; il tutto con un approccio world totalizzante, sempre e comunque. La band islandese mira al ripristino di fusioni sonore che uniscano ritmiche africane e tumulti funky-rock occidentali.

Spuntano anche una samba al calar del sole ("No One Like You"), una filastrocca anestetica in scia floydiana ("The Answer") e una mini-suite visionaria alla Flaming Lips ("Promised Land"). Eppure, tirando le somme, spesso c’è troppa carne sul fuoco, e l’assenza di una reale voce principale alimenta qui e là più di una perplessità.
"Children Of The Sun è un album sicuramente riuscito sul piano strumentale, ma talvolta poco incisivo nella sostanza.

(21/09/2018)

  • Tracklist
  1. The Wolf 
  2. Wings Of Ra 
  3. Ra-Horakhti 
  4. Lovely Day 
  5. Tropicalismo 
  6. Children Of The Sun 
  7. The Ocean 
  8. Cosmic Dancer 
  9. No One Like You 
  10. The Answer 
  11. Promised Land

 

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