Grant-Lee Phillips

Widdershins

2018 (Yep Roc) | roots, power-pop, songwriter

Quanto sia stato benefico per Grant-Lee Phillips il trasloco a Nashville iniziamo a stabilirlo con una certa esattezza solo oggi. C’era stato subito l’indomito colpo di classe di “The Narrows”, ma in quel caso poteva anche essersi trattato di una circostanza fortunata dovuta non solo all’ispirato resoconto di viaggio, ma anche alla piega esistenzialista di un lavoro evidentemente da intendersi come consuntivo molto sentito. A due anni di distanza, le motivazioni del musicista statunitense sembrano tuttavia inalterate, e chissà quanto del merito vada attribuito all’intesa speciale con il batterista Jerry Roe e il bassista Lex Price, confermatissimi in questa nona fatica solista registrata in appena quattro giorni tra le mura del cittadino Sound Emporium, assieme a Tucker Martine e Mike Stankiewicz.

L’andare contromano o in senso antiorario cui allude il titolo vale come ironico riferimento alla sorda testardaggine della nuova amministrazione americana, bersaglio privilegiato delle pungenti e amare riflessioni di Phillips in un disco anche politico quindi, cosa non nuova per un consumato progressista come lui, per quanto a stemperare l’indignazione provveda proprio il ritrovato entusiasmo di questo nuovo corso lontano dalla frenesia californiana. “Walk In Circles” fa suo un jangle-pop spigliato, dalle parti dei Rem anni Ottanta, che contribuisce a inquadrare un ideale ritorno alle origini e lascia intendere, per questa occasione, un più spensierato disimpegno o, quantomeno, un ridotto ricorso all’introspezione di ampio respiro che aveva reso imperdibile “The Narrows”.

D’altro canto, nella sua comfort zone il terzetto suona affiatato, confidenziale e robusto quanto quello che legò per circa un decennio Grant-Lee agli ottimi Paul Kimble e Joey Peters, del tutto a proprio agio tra intrattenimento salace e spirito di ricreazione, senza disdegnare energiche puntate elettriche a mo’ di tellurico contraltare all’epica e alla contemplazione dei più diretti predecessori. E dall’animata stilizzazione à-la Violent Femmes di “Scared Stiff” ai Dream Syndacate della magnifica “Great Acceleration”, l’impressione di un revival dei giorni del proprio apprendistato trova più di un riscontro importante e rivela la parentela strettissima di “Widdershins” con “Nineteeneighties”, dove queste stesse ascendenze erano esplicitate in forma di rilettura.

Quello di “Unruly Mobs” è il Grant Lee più leggero, smaliziato e divertente, un po’ come in “Jubilee”, ma al netto delle marchiane (e pure deteriori, forse) derive pop di allora. Il sound è bello carico, rotondo, e il Nostro gigioneggia senza peraltro calcare la mano più del necessario. Salvo tornare a vestire i panni del consumato, languido seduttore di sempre già nella notturna “King of Catastrophes” e poi ancora con il velluto di “History Has Their Number”, entrambe pagine di superbo artigianato della malinconia, oppure rinfoltire con una sorta di croccante outtake (“Miss Betsy”) la galleria di figurine al femminile di “Virginia Creeper”. Nulla di nuovo sotto il sole del Tennessee, sia chiaro, e nulla di veramente indimenticabile. Più che altro la conferma che ai grandi songwriter (e ai grandi cantanti) può bastare il mestiere, se lo sguardo rimane terso e il cuore leggero, per firmare album magari non travolgenti ma comunque ben più che dignitosi.

Chitarre e atmosfere sono quelle giuste e aggiungono qualche ulteriore paginetta ben scritta a un romanzo già piuttosto ponderoso del rock delle radici di quest’ultimo quarto di secolo, non entusiasmante in ognuno dei suoi frangenti – a compensare l’interprete leonino e arrembante di “The Wilderness”, va messo in conto qualche sbadiglio quando prevale l’ordinaria amministrazione (“Another, Another, Then Boom”) – ma comunque caratterizzato da un’onestà intellettuale e un’integrità espressiva con non troppi eguali nella generazione di musicisti di cui Phillips fa parte.

(12/04/2018)

  • Tracklist
  1. Walk In Circles
  2. Unruly Mobs
  3. King of Catastrophes
  4. Something’s Gotta Give
  5. Scared Stiff
  6. Miss Betsy
  7. The Wilderness
  8. Another, Another, Then Boom
  9. Totally You Gunslinger
  10. History Has Their Number
  11. Great Acceleration
  12. Liberation
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