Moaning

Moaning

2018 (Sub Pop) | post-punk, wave

I Moaning - Sean Solomon (chitarra, voce), Pascal Stevenson (basso) e Andrew MacKelvie (batteria) - sono l’ultima proposta della Sub Pop, un trio di Los Angeles che, senza indugio alcuno, mette piede nel post-punk e nell’estetica shoegaze con un vigore e un’energia encomiabili. Con l’aiuto del produttore Alex Newport (At The Drive-In, Death Cab For Cutie, Bloc Party), la band assembla un interessante campionario di suggestioni vintage, con riverberi chitarristici claustrofobici alla My Bloody Valentine (“Somewhere In There”), contaminazioni a base di synth e toni dark alla Joy Division/New Order (“Tired”) e tempi ritmici più tipici del rock anni 70 (“Useless”), che non intaccano l’omogeneità dell’album.

I Moaning dimostrano di avere le idee ben chiare e di non difettare di coraggio e ambizione (“Misheard”), già dalle prime note delineano senza incertezze i confini emozionali della loro musica, a volte aspra (“Don’t Go”), o disperata (“Does This Work For You”) ma raramente vulnerabile.
La sezione ritmica è ossessiva, possente, nonostante la struttura delle canzoni resti vicina ai dettami del pop, tra spunti alla Husker Du (“For Now”) e intuizioni alla Cure (“The Same”, “Useless”); quello che però manca è una scrittura più personale e ben definita. Anche il tono forzatamente glaciale della voce non sempre convince, lasciando nelle mani della buona tenuta strumentale tutto il vigore della dieci tracce, spesso prive di elementi caratterizzanti che le rendano distinguibili o memorabili.

Al di là dell’iniziale “Don’t Go”- alla quale spetta il compito di impostare il modello estetico della proposta - solo in “Artificial” la band riesce altresì a mettere a fuoco tecnica (il tocco deciso del basso e il suono abrasivo della chitarra) e composizione, grazie a una melodia avvolgente e rimarchevole.
Per il resto dell’album, i Moaning rimangono ancorati al profilo di potenziale cover band post-punk, ma l’ottima fama delle loro esibizioni live induce a sperare che le buone vibrazioni di questo esordio possano trovare in futuro una canalizzazione creativa più convincente, che non affidi il proprio fascino all’intensità del volume degli amplificatori o alla spigolosità del suono.

(23/03/2018)



  • Tracklist
  1. Don’t Go 
  2. Tired 
  3. Artificial 
  4. Close 
  5. Does This Work For You 
  6. The Same 
  7. For Now 
  8. Useless 
  9. Misheard 
  10. Somewhere In There




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