Postino

Latte di soia

2018 (Labella Dischi) | synth-pop

In questa notte ti sognerei con le tue mani tra i capelli miei, se avessi il tempo ti regalerei un’altra stupida scelta sbagliata

È il 16 marzo 2018 e su YouTube appare “Blu”, il primo singolo di un cantautore misterioso, che spunta dal nulla come sempre più spesso accade nell’indie italiano. Tutto avviene come da copione, secondo le regole di questa scena musicale: Samuele Torrigiani, in arte Postino, è fiorentino (ma parla di Roma), piazza nel suo video una ragazza (bella ma anche alternativa) che indossa un giubbino con la scritta “Seen better days” e la canzone è fatta di synth e depressione. Sembrerebbe un nuovo Gazzelle, un Coez più melodico, un Galeffi più introspettivo: un qualcosa di già sentito mille volte. Eppure, pare che Postino abbia davvero qualcosa da dire, che le canzoni nascano dalla necessità di fare uscire le parole per liberarsene. “Io ho il cuore blu”, canta nel suo pezzo d’esordio, e non a caso “blue” in inglese significa triste. Postino ha il cuore triste dopo un amore finito, si rifugia nei drink e nei ricordi, nella musica e nelle notti romane.

Stesso mood per il secondo singolo, “Ambra era nuda”, in cui i synth lasciano spazio a un malinconico pianoforte, che incornicia la tristezza di una solitudine estiva. “Sono sempre stato più bravo con le parole che in amore”, e infatti la storia si ripete: una lei che se ne è andata, la vodka per disinfettare le ferite del cuore, la musica come antidolorifico.
Il terzo e ultimo singolo che anticipa l’uscita di “Latte di soia” (Labella Dischi) è “Come le balene”. Postino analizza una relazione che sembra caratterizzata da un equilibrio precario: “In due saremo più liberi di chi per paura non resta”. La canzone è meno d’impatto rispetto alle due precedenti, sia musicalmente che testualmente: si percepisce l’instabilità di un amore che non è mai del tutto sbocciato (o è agli sgoccioli) che va di pari passo con un’incertezza ritmica, un ritornello che non resta in testa e sembra non avere una forte struttura melodica.

“Fuori dalla discoteca” è decisamente la canzone più ironica e divertente del disco: “Vorrei portarti a dormire da me stasera, farti vedere la mia collezione di volte andate male”. La leggerezza dei sintetizzatori contrapposta all’amarezza di fondo, più sottile ma sempre presente. Quando, invece, parte “Miope”, è impossibile non pensare a “Fragole buone buone” di Luca Carboni, sia per il riferimento al frutto sia per l’ironia della canzone, mentre “Anna ha vent’anni” sembra stata scritta da Lodo Guenzi: lo xilofono e le tastiere fanno da base alla storia di una ragazza che poi diventa storia universale di tutti, con le illusioni tipiche della giovinezza e le incertezze di un’età di transizione. La chiusura del disco è affidata a “Quella scatola”: nostalgia e riverberi, un appartamento pieno di ricordi e dolore.

“Latte di soia” è fatto di canzoni da cantare a squarciagola per sentirsi più leggeri mentre si lascia uscire l’amarezza, la tristezza e la delusione. È il racconto di una generazione di finti sognatori, che ha paura di innamorarsi e farsi spaccare il cuore, di ragazze cresciute “con la speranza di poter cambiare una triste realtà” e che poi vanno a fare le cameriere a Londra per un anno. È l’impatto col mondo degli adulti, quelli che tornano a casa incazzati e poi litigano, il rifugiarsi nell’alcol, il circondarsi di gente non adatta a te. Ma è anche intimismo, introspezione, quotidianità, autoanalisi e critica. Il tutto raccontato tramite sonorità synth-pop leggere e recapitato attraverso una busta sigillata da un cuore fratturato: sono tutte quelle parole che normalmente rimbalzano in camera tra i muri, ma che ogni tanto si trasformano in una voce riversata nel mondo reale. 

(13/09/2018)

  • Tracklist
  1. Blu
  2. Anna ha vent'anni
  3. Fuori dalla disco
  4. Ambra era nuda
  5. Quando non parli
  6. Miope
  7. Come le balene
  8. Quella scatola




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