The Bony King Of Nowhere

Silent Days

2018 (Unday) | songwriter, folk-rock

Come ricucire i fili della propria vita dopo il fallimento del matrimonio e sottrarsi contemporaneamente a una profonda impasse creativa, tale da far ripensare al proprio processo creativo nel suo insieme? Per Bram Vanparys la risposta è stata alquanto semplice, per quanto tutt'altro che facile: acquistata una roulotte, e spostatosi sulle Ardenne, il cantautore belga ha avuto modo di rimettere a posto i cocci della sua esistenza e soprattutto, di dare una svolta drastica alla sua arte. Riposta la scarna essenzialità folk-pop delle sue prime prove, comunque foriera di una dolcezza e di un romanticismo più unici che rari di questi tempi, con “Silent Days” il musicista cambia totalmente approccio e approda a una dimensione convintamente rock, in cui a farla da padroni sono arrangiamenti elaborati e composizioni stratificate, tali da non sacrificare però lo spiccato intimismo della sua penna. Piegando le proprie ambizioni a una scrittura che preserva tutto il suo candore emozionale, col suo quinto album l'autore centra il suo classico personale, in una collezione che raccorda passato e futuro in un abbraccio espressivo esemplare. Da qui non si torna più indietro.

C'è una forte aura di classicità tra i solchi di queste giornate silenziose, una classicità che ha da sempre permeato la produzione dell'Ossuto Re di Nessunluogo, ma che qui torna a presentare il pegno con energia triplicata, evidenziando ulteriormente quel lignaggio che da Townes Van Zandt e Leonard Cohen attraversa i decenni e approda ai più sensibili autori contemporanei. Se è vero che l'arte di Vanparys effettivamente si fregia di un'aura eterna che gli consente di trascendere ogni forma di precisa collocazione temporale (il soggetto dei testi in questo aiuta e non poco!), nondimeno la sua sensibilità è tale da impedirgli di imitare in tutto e per tutto le lezioni del passato, individuando una nicchia stilistica ben definita, che reca non poche vicinanze col presente.

Corredando le sue composizioni di tappeti sintetici ed espliciti spunti dronici (ben evidenti in diverse code strumentali), il cantautore si inoltra nei territori propri di Adam Granduciel o del Kurt Vile più psichedelico, modificando conseguentemente anche la struttura stessa dei brani. Il ricorso a tempi più dilatati e a progressioni dal gusto addirittura prog (quando non barocco) depone totalmente a favore della spiccata natura emotiva tanto della scrittura quanto dell'intensa vocalità di Vanparys, che coglie ogni sfumatura attraverso cambi di colore e interpretazioni appassionate. Il tutto, senza che un briciolo di dramma superfluo e artificiosa emotività rovini un'alchimia faticosamente messa in piedi, il riflesso creativo di un'anima ancora non completamente ristabilitasi, che non può smettere di leccare le proprie ferite.

Al primo effettivo punto di snodo in una carriera ancora giovane, il più sentimentale dei re attualmente viventi raggiunge il suo primo grande traguardo, una riflessione densissima e necessaria sul dolore e sulla propria esistenza, immortalata attraverso un prisma stilistico che di silenzioso ha davvero poco. La tragedia personale, sia detto senza alcun cinismo, funge ancora una volta da rampa di lancio per il proprio testamento artistico.

(12/01/2019)

  • Tracklist
  1. Going Out
  2. Every Road
  3. Silent Days
  4. Whenever We Meet Again
  5. Now That I Know
  6. Waiting For Your Sign
  7. Through The Night
  8. Like Lovers Do
  9. Still Around


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