tpsb (тпсб)

Sekundenschlaf

2018 (Blackest Ever Black) | ambient-techno, idm, atmospheric-drum'n'bass

È sempre affascinante la capacità che possiede la lingua tedesca di riuscire a raffigurare concetti complessi accorpando due o più termini preesistenti per idearne uno nuovo, spesso soltanto lontanamente apparentato con quelli di partenza. Un vocabolo come “Sekundenschlaf” si presta perfettamente per esemplificare il concetto: traducibile nell'immediato come “sonno di pochi secondi”, per estensione indica invece quella particolare situazione, riferita nello specifico alla guida di un veicolo, in cui per qualche istante l'organismo perde contatto con il mondo circostante, cadendo in un torpore dal quale si riprende nell'arco di qualche istante. Sotto molti aspetti, si tratta di un analogo tedesco del nostro “colpo di sonno”, se si vuole, ma con una specifica demarcazione temporale e un preciso contesto in cui ha validità, fatto che ne circostanzia alquanto l'utilizzo. È proprio su questo concetto, immortalato con incredibile efficacia dalla splendida copertina, che il misterioso producer russo тпсб (tpsb, le quattro lettere iniziali di “темное прошлое светлое будущее”, rendibile in italiano come “passato oscuro futuro luminoso”) concepisce il suo lavoro di debutto, pubblicato da nientemeno che la Blackest Ever Black.
Muovendosi sul sottilissimo crinale che separa la percezione dall'annebbiamento dei sensi, il progetto elabora composizioni dai tratti indefiniti e dalle evoluzioni inaspettate, che trattano spunti ambient, techno e drum'n'bass in un affresco elettronico sfuggente e articolato, in cui niente davvero va come previsto. Chi cerca logica e rigore rimarrà a bocca asciutta.

È evidente come per un prodotto così fortemente indirizzato dal punto di vista concettuale l'ideazione di un'adeguata cornice atmosferica riveste un'importanza cardinale, essenziale nell'identificare con precisione le coordinate estetiche/sensoriali che caratterizzano l'intera operazione. In questo senso, un album come “Sekundenschlaf” è un autentico successo, incarna alla perfezione quella particolare situazione descritta dal titolo, lasciando coesistere in un unico abbraccio inquietanti bordoni ambientali e insistenti pattern ritmici, astrazioni di marca Idm e serrate progressioni drum'n'bass/breakbeat, giustapposizioni e contrapposizioni che bene descrivono un così peculiare stato della coscienza.
La brevità dell'intero lavoro (soli 32 minuti), quasi un riflesso della rapidità in cui avviene il processo, è un altro indubbio punto a favore della raccolta, che così evita di ricadere nello stantio e perdersi in inutili ripetizioni. Indubbiamente tpsb sfrutta l'opportunità nel migliore dei modi, riuscendo a dare una specifica personalità a ogni singolo brano per quanto nell'ambito di un mood unitario e piuttosto compatto. Nel caso si può obiettare che talvolta questa personalità non sia proprio delle più forti o delle meglio articolate; alcune delle linee ritmiche di cui le tracce si avvalgono, ad esempio, sono fin troppo convenzionali (specialmente in “Pacifier Habits”, un beat che viaggia in prossimità dei pattern di un Roni Size), a prescindere dal fatto che di questi tempi linee di stampo jungle non è che se ne ascoltino poi molte. Ciò comunque non impedisce ai restanti elementi della composizione di sopperire al suo posto, e di architettare un'efficace strategia della tensione.

Nell'ordine troviamo quindi percussioni registrate in medio-bassa fedeltà, sotto a tappeti sonori simil-ventosi e sfumate composizioni sintetiche, in una sorta di versione tribal-ambient della compatriota Kedr Livanskiy (l'iniziale “Catching Rare Birds”), riuscite fusioni tra sinistre ambientazioni Idm, campionamenti marini e stacchi drum'n'bass sommersi nella nebbia (la immediatamente successiva “The Grand Pacific Garbage Pitch”, a suo modo una versione più oscura e convulsa dei Global Communication), angoscianti scenari da incubo da cui pare non esserci via di scampo (“Matted Feathers”, che recupera gli impressionanti crescendo ansiogeni dei compagni di etichetta Raime).
Al suo meglio, tpsb sa coniugare la sua eccellente capacità concettuale/narrativa con un'espressività sonica di uguale calibro, adottando tutti i criteri adatti per lasciar immergere l'ascoltatore in una situazione così ricca di indeterminazione e pericolo. Anche con qualche piccolo inceppo nelle scelte timbriche, “Sekundenschlaf” si configura quindi come valido biglietto da visita per un progetto che ha tutte le carte in regola per crescere ulteriormente. Di certo, il producer russo sa come sedurre con l'inquietudine.

(06/04/2018)

  • Tracklist
  1. Catching Rare Birds
  2. The Grand Pacific Garbage Pitch
  3. Walking Distances
  4. Quicksand
  5. Matted Feathers
  6. Pacifier Habits
  7. Are You Still Hurt
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