Chris Carter

Chemistry Lessons Volume 1

2018 (Mute Records) | elettronica

Potremmo pensare ai Throbbing Gristle come a un alto prefabbricato situato ai margini di una Kingston upon Hull trasformata in una città industriale cancerogena e immaginare quanto sarebbe stata repellente e atroce la vista dall’ultimo piano di questo edificio. Ci si potrebbe poi divertire a confrontare questo panorama con quello del duo Chris&Cosey, la cui musica ricorda più la bruma spessa e pungente di litorali umidi e puntuti. Forse, infatti, ripercorrendo certe tappe storiche del passato sarebbe più semplice collocare all’interno della storia della musica (che pare essere anche una storia dell’architettura edile) il secondo album solista di Chris Carter.

L’ambientazione di “Chemistry Lessons Volume 1” risente ancora delle vedute decadenti e della putrida fragranza dei progetti passati, ridotte però a piccoli stralci: i campi satinati delle centrali nucleari, così maestose e regali (simbolo mefitico del progresso), si accumulano sullo sfondo di catene montuose di rifiuti che racchiudono le melmose praterie delle centrali elettriche. Nelle restanti porzioni di paesaggio, invece, a farla da padrona è la monotonia algida di autostrade concentriche, linee ferroviarie plumbee ed edifici rettangolari in plexiglass, trafitti regolarmente da ascensori esperti e silenziosi. Il disco di Carter ruba infatti la sua bellezza vitrea dagli angoli cinerei che separano la paranoia industrial e l’insistenza techno/Idm dagli impianti elettrici dei Kraftwerk.

Dei Throbbing Gristle, Carter ha forse conservato il sudiciume, il ritratto putrescente di un mondo corroso dalla tecnologia; eppure le sue canzoni non hanno l'effetto repulsivo di certi brani del quartetto di Hull. È possibile ascoltare “Chemistry Lessons Volume 1” senza sentire il bisogno di ritrarsi, forse perché nel catalogo sonoro di Chris Carter viene meno la brutalità della visione d’insieme: l’ex-TG ha spezzettato in brevi frangenti il suo immaginario stilizzato di una realtà che cade a pezzi. Rispetto ai suoni di Chris&Cosey, invece, quelli di Carter hanno la stessa consistenza plastica, ma i loro contorni sono meno ispidi e più lustri – sebbene non manchino attimi di oscura e fosca spiritualità (“Gradiente”, “Post Industrial”).

Dei Kraftwerk, infine, si solleva il ricordo quando la pulsazione si mischia giocosamente all’ironia, ma non è tutto: Carter dichiara di essere stato influenzato anche dalla radiofonia degli anni 60 e dal vecchio folk inglese. Al secondo in particolare si devono probabilmente le qualità melodiche degli spezzoni sonori (lampanti soprattutto nei primi cinque brani dell’album), che allontanano “Chemistry Lessons Volume 1” dagli aculei di quella musica spigolosa e sperimentale a cui il musicista deve la sua fama, avvicinando il disco a una leggerezza d’ascolto che non ha precedenti nella carriera di Carter.

(13/04/2018)

  • Tracklist
  1. Blissters
  2. Tangerines
  3. Nineteen 7 
  4. Cernubicua 
  5. Pillars of Wah
  6. Modularity 
  7. Field Depth 
  8. Moon Two
  9. Durlin
  10. Corvus
  11. Tones Map
  12. Dust & Spiders
  13. Gradients
  14. Lab Test
  15. Shidreke
  16. Uysring
  17. Ghosting
  18. Noise Floor
  19. Post Industrial 
  20. Rehndim
  21. Roane
  22. Time Curious Glows 
  23. Ars Vetus
  24. Hobbs End
  25. Inkstain


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