Anna Linardou

Heterotopia

2019 (Underflow) | world, folk sperimentale

Continua a dispiegarsi il filo d’Arianna della nuova sperimentazione ellenica, che dalle composizioni di Stelios Romaliadis e Giorgos Varoutas ci porta oggi al primo album in studio della vocalist Anna Linardou, già interprete dei canti d'apertura e chiusura nell’ultimo progetto Lüüp nonché membro dell’ensemble Vault Of Blossomed Ropes con il succitato Varoutas.
La radice propriamente greca del titolo “Heterotopia” ben restituisce l’idea di questo album come di una mappatura di tradizioni canore eterogenee, lontane nel tempo e nello spazio da noi, ma in grado di rivivere attraverso inedite sintesi strumentali che ne attualizzano il carattere quasi arcaico.

La stessa Linardou dichiara che non c’è alcun intento etno-musicologico nelle otto tracce qui raccolte, ma che si tratta piuttosto di un libero viaggio nel ricordo di melodie e parole d’altrove, espressione per sineddoche di culture e sentimenti legati alla storia e al territorio che li hanno generati.
Tra acuti ornitologici, profondità da throat singing e melismi sacrali, l’etereo preludio per sola voce (trattata elettronicamente da Varoutas) apre così la strada a canti popolari dai vicini monti athamani, dal Libano e dal Kurdistan, arrangiati in maniera sempre più elaborata con melodica, piano preparato e non (le risonanze frammentarie di “Yalla Tnam Rima”), violoncello e mixer senza input (l’intenso sound design prospettico di “Ahmedo”).

Già contenuto in una vecchia raccolta di musica folkloristica italiana, “Alla campagnola” è un coro a tre voci attribuito alla località calabrese di Feroleto Antico, in provincia di Catanzaro: è un tipico esempio di accompagnamento al lavoro nei campi delle donne, documentato in questa forma nel secondo Dopoguerra. Una chitarra da frontiera americana (Varoutas) e un flauto (Romaliadis) tratteggiano il panorama dell’inno “Little Sparrow”, proveniente da quella regione degli Appalachi che a suo tempo ispirò anche le ballate country-folk di Bob Dylan, Emmylou Harris e Dolly Parton.
L’immacolata armonia medievale de “La harpe de melodie” porta la firma del maestro francese Jacob Senleches, mentre gli arabeschi del finale “Rosa’s Tune” (“Sti filaki”, 1930) volgono nuovamente lo sguardo a Oriente, omaggiando al tempo stesso la connazionale Rosa Eskenazi (1897-1980), tra le più rinomate cantanti greche del Novecento.

L’eclettismo vocale e linguistico della performer incanta e sbalordisce per la spontaneità con cui crea un legame fluido fra tradizioni musicali delle quali il canto rappresenta l’anima pulsante, oltre che il più immediato trait d’union. Pur nella sua varietà stilistica, “Heterotopia” appare quindi come un insieme tanto coerente quanto peculiare, al punto da poter facilmente comparire a fianco delle recenti uscite ECM a firma di Elina Duni e Areni Agbabian, assai vicine in spirito alla non meno talentuosa Linardou.

(08/08/2019)

  • Tracklist
  1. Heterotopia
  2. Apopse sto spitaki mou
  3. Yalla Tnam Rima
  4. Ahmedo
  5. Alla campagnola
  6. Little Sparrow
  7. La harpe de melodie
  8. Rosa's Tune
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