Bedouine

Bird Songs Of A Killjoy

2019 (Spacebomb) | folk, songwriter

Dopo un esordio evocativo e crepuscolare, Azniv Korkejian (in arte Bedouine per omaggiare le origini siriane) era attesa al varco dalla critica. Quest’ultima era in parte convinta che dietro quel mix di folk al femminile e una saudade alla Astrud Gilberto si celasse l’ennesimo progetto costruito a tavolino da sapienti produttori (Matthew E White e Gus Seyffert).
Senza dubbio anche questa volta il team di artisti della Spacebomb è basilare per la riuscita di “Bird Songs Of A Killjoy”, ma il rapporto è inverso, essendo i musicisti al servizio della personalità della cantautrice.

Registrato nei Capitol Studios, il secondo album di Bedouine conferma i piacevoli richiami ad Anne Briggs, Joni Mitchell e Judee Sill, mettendo allo stesso tempo in luce una qualità della scrittura e degli arrangiamenti che supera le attese.
Dietro la decisione di registrare tutto in analogico non c’è una scelta puramente  estetica, ma la precisa volontà dell’artista di preservare un equilibrio sonoro schietto e limpido, lasciando che le canzoni appaiano spoglie ed essenziali, nonostante i pur lussuosi e impeccabili arrangiamenti.
Il potere narrativo di “Bird Songs Of A Killjoy” è fluido e dinamico e le canzoni sono ricche di rifiniture, al pari di un prezioso manufatto artigianale. Non va dimenticato che la giovane Azniv ha lavorato come tecnico del suono, sviluppando un’acuta sensibilità per il dettaglio e la corposità dell’insieme strumentale.

Languida e cristallina, la voce di Bedouine non conosce l’urgenza e l’enfasi ingannevole delle sue coeve appartenenti al dorato mondo del mainstream. Anche l’intenso romanticismo degli arrangiamenti orchestrali di “Under The Night” e “When You're Gone” non riesce a scalfirne l’autenticità e la comunicatività. “Bird Songs Of A Killjoy” è un diario, uno scrigno prezioso al quale l’autrice affida ora il delicato ricordo dell’arrivo in America con la sua famiglia natia (“Bird Gone Wild”), ora un’intima e sofferta confessione delle proprie debolezze (“Bird”), immergendo il tutto in una soave poetica che a qualcuno ricorderà Nick Drake.
Dietro l’apparente omogeneità e indolenza delle dodici tracce si cela una perfezione e una padronanza lirica stimolanti: c’è infatti malinconia e gaiezza nel racconto di una storia d’amore giunta al suo epilogo in “One More Time”, ed è altresì disarmante la leggerezza solare di “Matters Of The Heart”, mentre il passo deciso di “Tall Man” apre ulteriori frontiere creative.

Il secondo album di Bedouine è oltremodo avventuroso. Al ritmo più deciso di “Bird” corrisponde non solo un trascinante tocco di vitalità, ma anche un’eccellente progressione sonora che lambisce i confini del jazz e della psichedelia, mentre l’articolata e accattivante melodia di “Echo Park” beneficia di field recording e ingegnose soluzioni d’arrangiamento che giustificano la scelta dell’autrice di pubblicarla come singolo.
Ispirato, elegante, dinamico e crepuscolare nel suo insieme, “Bird Songs Of A Killjoy” è non solo una conferma del talento della cantautrice, ma anche un altro prezioso tassello del ricco puzzle sonoro al femminile targato 2019.

(02/07/2019)



  • Tracklist
  1. Under The Night
  2. Sunshine Sometimes
  3. When You're Gone
  4. One More Time
  5. Dizzy
  6. Bird
  7. Bird Gone Wild
  8. Hummingbird
  9. Matters Of The Heart
  10. Echo Park
  11. Reprise
  12. Tall Man




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