Ben Woods

Put

2019 (Southbound Music) | alt-rock, songwriter

Costa orientale della Nuova Zelanda. Christchurch, una città ricostruita e risorta dopo due devastanti terremoti (2010-2012), un luogo dove antico e moderno si fondono, svelando curiosi contrasti tra la cultura autoctona e quella dei colonizzatori inglesi. Il fascino oscuro e decadente di Christchuch, le contraddizioni tra ortodossia ed eresia, il romanticismo legato alla visione della città come una realtà agli antipodi del mondo conosciuto, contrapposto alla genuina seduzione delle vaste terre incontaminate della Nuova Zelanda, sono la ragion d’essere di un fronte culturale che, sotto la denominazione di “Antipodean Gothic” (termine coniato da Jasmine Gallagher), mette insieme una serie di musicisti non più affascinati dal forestiero e pronti a recuperare il tono cupo e agnostico dei loro avi.

L’esordio di Ben Woods si inserisce, senza tentennamenti o concessioni al mercato, in questo canovaccio stilistico. “Put” è un progetto cantautorale dai toni disturbanti, ossessivi, dove i riferimenti creativi sono i più disparati (dal punk al rock’n’roll, dal gothic-folk al country-blues), vissuti però con un lieve distacco emotivo che è simile più a certe forme di arte suburbana (graffiti, eresie estetiche), al fine di sottolineare la natura perversa, e nello stesso tempo spirituale, di un’esternazione culturale avulsa dalla mediocrità.
Ben Woods narra le contraddizioni più viscerali e cupe della sua terra, ben diverse dalle sarcastiche e ammalianti creazioni della pur valente Aldous Harding. “The Dark Side Of New Zeland” sarebbe un titolo perfetto per un esordio dalla natura smaccatamente anticommerciale, nove brani slowcore (“Good 2 Be Sleeping”), che intercettano pulsioni indie e grunge con una sfrontatezza tipicamente rock’n’roll (“Lozenge”).

A volte, il musicista dialoga con il blues, scarnificandolo e straziandolo fino a graffiarne le viscere (“Pirate”), accenna una romantica ninna nanna per poi sacrificarla sull’altare del nichilismo sentimentale (“Indulge”), surrogandone la natura armonica con nastri all’incontrario e voci cavernose (“Antique”). Sono rari quei languori cantautorali tipici dell’alt-folk, anche quando Ben Woods accenna una melodia carezzevole, giunge implacabile un suono distorto e sgradevole, che ne ripristina la natura poco convenzionale (“Lessons”).

Non è un album pessimista, “Put”, Woods incarna alla perfezione la filosofia dell'“Antipodean Gothic“, le emozioni sono algide, c’è poco spazio per la prevedibilità, una scelta che rende impervio l’approccio con le bizzarrie creative di un disco che alterna al minimalismo spirituale di “Marchy” le oscure trame trip-hop e blues di “Romancy” o il nichilismo espressivo di “Praise”.
E’ un progetto che chiede impegno e dedizione, l’esordio del musicista neozelandese, un disco a volte grezzo, volutamente ostico, oscuro, eppure ricco di raffinate intuizioni che attendono solo di essere portate alla luce.

(07/11/2019)

  • Tracklist
  1. Marchy
  2. Indulge    
  3. Lozenge
  4. Antique
  5. Lesson
  6. Pirate
  7. Romancy
  8. Praise
  9. Good 2 Be Sleeping






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