Bryan Scary

Birds

2019 (Self Released) | prog-pop

È successo di nuovo: Bryan Scary è tornato a scompigliare tutte le nostre velleità critiche e analitiche. Il musicista americano dopo aver sciolto l’allegra brigata dei Shredding Tears e dopo esserci cimentato nel progetto di una nuova band, Evil Arrows, ritorna in scena con un album degno seguito di quel pregevole disco cult del moderno progressive-pop: “Daffy’s Elixir”. Ogni qualvolta Scary apre la sua magica musical box, un fantasioso groviglio melodico proteiforme intercetta glam, progressive-rock, pop beatles-iano, power-pop, hard-rock prima maniera, baroque-pop, vaudeville, chamber-pop, punk e non solo.

Pubblicato nello stesso giorno di rilascio del nuovo album di Jeff Lynne’s Elo, “Birds” rappresenta l’altra faccia del pop-prog, ovvero quella più imprevedibile e giocosa, quasi irriverente. Anche se la dedizione per la Electric Light Orchestra è evidente (“I Saw Birds Flocking”), Scary insegue più le stravaganze dei Move (“Mourning Dove Meets the Mayflower”) o l’irrequietezza dei primi due album della premiata ditta pop (“Loon On The Lake”).
Con queste attitudini è naturale che il musicista americano intercetti la genialità degli Xtc (“Royal Soil”, “Bird Or Beast?”), il gusto pastorale della Incredible String Band (“Sky”), le moderne variazioni sul tema dei Field Music (“Birdy”, “Universal Crane”), le tentazioni power pop dei Jellyfish (“Quick Wendy Wake The Sparrow!”), le intuizioni di grandi artigiani del pop come i Supertramp (“Seagull”) o di abili trasformisti come i Queen (“wren”), ferme restando le naturali assonanze con i Beatles (“The Word”).
Tutto questo avviene senza nessuna forzatura ritmica o melodica: ironia e spregiudicatezza salvano “Birds”, non solo concettualmente ma concretamente, dalle melmose lande della prevedibilità retrò. Le tredici mini-sinfonie pop del nuovo Bryan Scary sono pura gioia per le orecchie.

Un ascolto distratto o superficiale potrebbe far pensare all’album come un insieme di scarabocchi e appunti disordinati, ma per il musicista americano questo nuovo lavoro è il disco della scelta, ovvero se diventare il paladino dei vecchi fan dei Genesis o abbracciare una causa più nobile e meno appagante in termini di successo. Ed è lampante come le stravaganze e le schizofrenie di “Daddy’s Elixir” fossero solo le prime avvisaglie di quello che Scary aveva in mente per il proprio futuro di artista, più proteso verso un'originale replica degli anni 60 e 70, con uno stile affine alla genialità di Todd Rundgren.

Elegante, fantasioso, straripante nella sua intensità di armonie e riff, “Birds” è una prova per molti versi ancor più matura ed eccitante dei precedenti album dell’artista, e la notizia che Scary abbia già messo in cantiere una ventina di nuovi demo con la complicità del bassista Davey Ostrem ci fa ben sperare per un più solerte seguito di questo piccolo gioiellino di artigianato pop.

(30/12/2019)



  • Tracklist
  1. I Saw Birds Flocking
  2. Mourning Dove Meets The Mayflower
  3. Seagull
  4. Royal Soil
  5. Bird Or Beast?
  6. Birdy
  7. Quick Wendy Wake The Sparrow!
  8. wren
  9. Sky
  10. Loon On The Lake
  11. Universal Crane
  12. Flocking Reprise
  13. The Word






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