Charly Bliss

Young Enough

2019 (Barsuk) | power pop, bubblegum pop

Formatisi intorno alla ossigenatissima cantante Eva Hendricks e al chitarrista spilungone Spencer Fox, nel 2017 i Charly Bliss fecero parlare un bel po’ di sé con l'esordio “Guppy”. Dieci pezzi energici nei quali la voce acuta e squillante della Hendricks guizza tra chitarre al nandrolone, quelle di cui una quindicina d’anni prima si sarebbe occupato con gran piacere Butch Vig. Un mix perfetto per guadagnarsi date di supporto a Veruca Salt e Sleater-Kinney, nonché recensioni positive ovunque.

Le aspettative di chi da “Young Enough” si aspettava un sequel sulla falsariga di “Guppy” verranno tradite repentinamente, sin dalla opening track. Aiutati dall’esperto Joe Chiccarelli (Spoon, Morrissey) in cabina di regia, i Charly Bliss hanno riposto i distorsori in soffitta, sgonfiato dunque le chitarre e affiancato a esse tanti laccatissimi sintetizzatori. Una trasformazione di rotta sui secondi Fletwood Mac e Runaways che ricorda quella effettuata un anno fa dai Sunflower Bean, che partivano però da coordinate indie-pop e lo-fi.
Si tratta però solo di nuovi, sgargianti abiti. A ben ascoltare, le strutture delle canzoni e i ritornelli mediamente appiccicosi affidati alla voce acuta di Eva sono infatti gli stessi del debutto di due anni fa.

“Blown To Bits” e “Under You”, con le chitarre che pompano e ringhiano sullo sfondo, sono due ottimi esempi del bubblegum pop che i Charly Bliss avevano in mente per questa loro svolta. Grazie a un testo maliziosetto e sbarazzino, “Chatroom” aggiunge pepe e ironia alla ricetta.
Le tastiere sdrucciolevoli e zuccherine di “Capacity” inondano il disco di malinconia da ultimo ballo al prom, 80’s pieni. Altrettanto soffuse e dolci sono le delicate implorazioni di “Hurt Me”, intensa ballata che galleggia su stratificati gorgoglii di tastiere vintage.
Più grintosa e nuovamente anni Novanta è invece la canzone che intitola il disco, il cui finale in crescendo non potrà che emozionare chi ama ricordarsi con tenerezza delle incoscienze compiute da adolescenti. La parte strumentale che conclude “Young Enough” ricorda peraltro certe dinamiche dei primissimi Arcade Fire, arricchendo la palette di influenze dei giovani del Connecticut.

“Young Enough”: per fregarsene del seguito conquistato con l’esordio e disorientarlo con suoni quasi opposti, per farci perdonare questi ragazzi per qualche brano di troppo e augurare loro un terzo disco che li consacri definitivamente.

(03/06/2019)

  • Tracklist
  1. Blown to Bits
  2. Capacity
  3. Under You
  4. Camera
  5. Fighting in the Dark
  6. Young Enough
  7. Bleach
  8. Chatroom
  9. Hurt Me
  10. Hard to Believe
  11. The Truth


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