Common Holly

When I Say To You Black Lightning

2019 (Dalliance) | alt-folk

Come un graffio su una tela svela immagini nascoste da sovrapposizioni di disegni e colori, così la musica di Brigitte Naggar si rivela pian piano, ascolto dopo ascolto, smarrendo la propria natura folk a favore di un tessuto organico/musicale dai tratti sperimentali.

Nata a New York e trasferitasi da fanciulla a Montreal, introdotta all’arte della musica dai genitori, la giovane cantautrice approda al secondo album sotto l’alias di Common Holly, confermando la natura sfuggente e ricca di inventiva della propria musica.
Chitarre dissonanti, lievi flussi noise, frammenti armonici in continua evoluzione, toni spettrali e una voce ammaliante scolpiscono dieci dolorose composizioni, dove paure e illusioni sono preda del caos.

Non fatevi ingannare dal malinconico canto d’amore e speranza di “Central Booking”, dietro quel refrain seducente e i continui cambi armonici, c’è più del consueto brano folk in chiave alternative, lo puoi intuire da quel gelido tocco del violino, dal tono dolceamaro della voce e da quelle incursioni di field-noise che a loro modo anticipano le evoluzioni di “When I Say To You Black Lightning”.
Sulla scia di Ada Lea e Julia Jacklin, la cantautrice americano-canadese resta in bilico tra sonorità corporee e astrazioni traumatiche, imprigionando le emozioni in un unico accordo di chitarra ripetuto all’infinito che germoglia fino ad elevarlo a moderno gospel-folk (“It’s Not Real”) o catturando un refrain dalle tinte soul e immergendolo in un fluido psichedelico alla Connan Mockasin, che da erotico diviene infine minaccioso e inquieto (“You Dance”).

Il secondo album di Common Holly è un continuo tour de force creativo: dall’audace natura pop-rock di “Joshua Snakes” l’autrice passa alle dissonanze giocose e quasi punk di “Uuu”, con una naturalezza e una poetica che credevamo smarrite dai tempi delle ballate post-folk di Suzanne Vega (“Measured”).
L’impatto emotivo di “When I Say To You Black Lightning” è inaspettatamente più simile a un disco di grunge che a un affresco alt-folk, le note sono sgrezzate di ogni inutile orpello, ed è solo un caso che a scandirne la sequenza sia una chitarra scordata e un violino, piuttosto che una sventagliata di ruvido rock (“I Try”).

Questo non è un altro  album folk di una cantautrice di belle speranze, questo è un rovente e infuocato racconto in musica di inquietudini e ansie dalle quali nessuno di noi è dispensato. Brigitte Naggar, o se volete Common Holly, ha messo in rotta di collisione finzione e realtà, ed il risultato è poeticamente sconcertante.

(11/01/2020)



  • Tracklist
  1. Central Booking
  2. Joshua Snakes
  3. You Dance
  4. Measured
  5. UUU
  6. Little Down
  7. I Try
  8. It's Not Real
  9. Crazy Ok




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