Denis Frajerman

Wastelands/Lawrence Of Arabia

2019 (Klanggalerie) | altrisuoni

Un album diviso in due parti. La prima è costruita intorno alla voce di Susannah Rooke che legge "The Waste Land" di T.S. Eliot. Quattro brani magnetici, in cui il violoncello di Carole Deville e la chitarra di Frajerman disegnano scenari apocalittici per accompagnare le parole del sommo poeta inglese. Il clarinetto basso e i sassofoni suonati da Laurent Rochelle aggiungono profondità inestricabili alle dinamiche delle composizioni, viaggi interculturali che azzerano le distanze tra Oriente e Occidente.

Ancora più affascinante, sebbene meno epidermica, la seconda parte dell’album: una manciata di brani composti e registrati in diverse occasioni, accumunati da vaghi riferimenti alla terre del Medio Oriente e per questo raccolte sotto il nome di “Lawrence of Arabia”. Ad accompagnare Frajerman, ci sono una mezza dozzina di musicisti straordinari: Claude Chalhoub e Hélène Frissung al violino; Carole Deville al violoncello; Fanny Kobus alla viola; Loïc Schild alle percussioni; Daniel Palomo-Vinuesa e Quentin Rollet ai sassofoni.

L’orchestra messa su dal polistrumentista francese assomiglia ai gruppi che hanno colorato i dischi di Kip Hanrahan negli ultimi quarant’anni: musicisti di diversa estrazione si ritrovano con lo scopo di dar voce alle visioni musicali e letterarie del direttore d’orchestra. La grammatica è una babele di fonemi presi in prestito dal jazz, dal blues, dalla new wave, dalla musica classica e dalle musiche provenienti da ogni angolo del mondo.
La prima traccia della seconda parte dell'album è una cover di “Clock Bird” dei Minimal Compact: una danza ipnotica trasformata in un saltarello per una dimensione aliena. Un’atmosfera liturgica alla Dead Can Dance pervade anche la traccia che segue, “Las Delicias”, sorta di blues ultraterreno da suonare nel mezzo della notte. 

Un bagno ambient degno delle Possible Musics di Brian Eno fa risplendere la melodia di “Express” in tutta la sua straziante bellezza. Prima del gran finale, c’è spazio anche per una cover degli Amon Düül, “Wie Der Wind Am Ende Einer Strasse”, una ballata di psichedelica stellare resa in tutto il suo splendore. Frajerman ci tiene a precisare che per la registrazione dell’album non è stato utilizzato nessun computer, nessun campionamento e nessun sequencer. Chapeau.

(23/08/2019)

  • Tracklist
  1. Neither Living nor Dead
  2. Sweet Thames Run Softly
  3. Speak to Me
  4. Connect Nothing with Nothing
  5. Clock Bird
  6. Las Delicias
  7. Express
  8. Captain Nemo's Death
  9. Nostalgy
  10. Rainbow Sky Abyssinian
  11. Choleoptia
  12. MélanColia
  13. Wie Der Wind Am Ende Einer Strasse
  14. Orient
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