Eerie Wanda

Pet Town

2019 (Joyful Noise) | psych-pop, retrņ

La prima volta che incrociai la musicista olandese/croata fu nel 2015 quando, leggendo la lista dei musicisti scelti da Jacco Gardner per il set Cabinet of Curiosites, inserito nella rassegna Le Guess Who?, tra gli Os Mutantes, Nick Garrie, i Death and Vanilla, i Dungen, Michael Rault e lo stesso Jacco spuntava il nome della band di Marina Tadic: Eerie Wanda. Pochi mesi dopo, la pubblicazione dell’album “Hum”, realizzato con la presenza in formazione di Jasper Verhulst e Nic Niggebrugge (membri della live band di Gardner) ne svelava la graziosa attitudine pop, cullata da atmosfere sognanti quasi psych-folk e baroque.

Ma ai sogni spesso fa seguito un brusco risveglio, ed è questa la ragione che mi ha fatto approcciare con cautela, e con colpevole ritardo, al nuovo album degli Eerie Wanda, pubblicato dall'etichetta Joyful Noise. Quel che rende interessante “Pet Town” è quel gusto per gli arrangiamenti che non scimmiotta né il pop inglese né quello a stelle e strisce, nonché quella bislacca dimensione temporale che fa da cornice alle dieci canzoni. La natura melodica è messa completamente a nudo, pochi elementi creano un’atmosfera anni 50 che sa di spensieratezza e mistero, quasi un ibrido tra Elvis Presley e la Famiglia Addams.

Pochi trucchi e strumentazione ridotta al minimo, per un album che ha il profumo degli Young Marble Giant (lo sbilenco country-western di “Big Blue Bird”), la grazia vellutata dei Weekend (“Magnetic Woman”), il fascino ipnotico di Hope Sandoval (“Moon”) e perfino il tocco rockabilly che era dietro le quinte dei Suicide (la splendida “Sleep Eyes” che parte citando il riff di “Jailhouse Rock”).
Una chitarra, una voce, una tastiera Roland CR-78 e il ritmo sostenuto dal battito delle mani sono il minimo comune denominatore di canzoncine che sembrano a volte provenire da un’altra dimensione: melodie agili dai curiosi contorni folk/surf (la title track), a volte nostalgiche come un duetto tra Roy Orbison e Richard Hawley (“The Intruder”), apparentemente scanzonate (“Rockabiller”), eppure incantevoli come una danza esotica affidata a un gruppo folk-punk (lo scheletrico rock’n’roll di “Hands Of The Devil”).

Jasper Verhulst si conferma fedele compagno d’avventure per Marina Tadic, mentre l’ex-Altin Gün Nic Mauskovic e Jeroen de Heuvel completano la formazione, perfetti artigiani di una musica pop che, pur accennando assonanze con il lo-fi e il bedroom-pop, viaggia spedita verso una raffinatezza che sa di passione e gioia di vivere. Come se i protagonisti delle canzoni fossero proiettati negli anni 50, agli albori della rivoluzione sessuale e del rock’n’roll.

(11/11/2019)



  • Tracklist
  1. Pet Town
  2. Big Blue Bird
  3. Rockabiller
  4. Magnetic Woman
  5. Moon
  6. Sleepy Eyes
  7. The Intruder
  8. Couldn’t Tell
  9. Hands of the Devil
  10. Truly






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