Frank Zappa

The Hot Rats Sessions

2019 (Zappa) | jazz-rock, avant-rock

C'è davvero solo un modo per ottenere ciò che spesso desideriamo in rapporto a capolavori assoluti della musica, vale a dire poterli riascoltare con l'orecchio della prima volta, pur conoscendoli già nota per nota: e il metodo, spesso utopico, è quello di fare un salto nello spazio-tempo e ottenere di varcare i segreti portoni della sala di registrazione, dai primi take sino alla rifinitura decisiva. Figuriamoci, poi, se il privilegio è quello di addentrarsi nel meticoloso e vulcanico processo creativo di un Frank Zappa, al contempo Beethoven e Toscanini della propria arte, talmente stratificata da far sembrare sei dischi appena sufficienti per attraversarla a passo sostenuto.

Dovrebbe essere l'ambizione di ogni archival quella di non offrire solamente del materiale extra per completisti, accumulato senza criterio in coda all'ultimo fiammante (e a volte superfluo) remaster dell'album originale. Benché lo Zappa Trust stia tuttora sfruttando oltre ogni limite gli sconfinati depositi di nastri del genio di Baltimora, bisogna riconoscere che i progetti dedicati alla ricostruzione filologica delle sue opere principali sono veri e propri documentari sonori, preziosi making of in grado di offrire prospettive inedite e privilegiate sulla loro gestazione.
Dopo il trattamento Project/Object di "Freak Out!", del dittico "Lumpy Gravy/We're Only In It For The Money" e di "Uncle Meat", si aspettava al varco l'edizione per il cinquantenario del miliare "Hot Rats": in pratica un esordio solista, in quanto affrancato dagli sgangherati Mothers Of Invention in favore di una neonata jam band con strumentazione acustica ed elettrica, foriera della stessa decisiva svolta intrapresa da Miles Davis, all'epoca già impegnato nell'alchimia del doppio "Bitches Brew".

Ma a scanso di equivoci – e sperando di non incappare in fraintendimenti – va subito detto che in questo caso, più che mai, non si tratta di un "ascolto di piacere". Dietro queste lunghe sessioni – incise tra il 18 e il 30 luglio 1969 – c'è, sì, il brivido della graduale conquista della vetta, un inciampo dopo l'altro, ma con esso anche il sudore e la frustrazione che l'accompagnano: non regna un clima divertito e liberatorio, bensì una disciplina rigorosa, memore del folle perfezionismo messo in scena nel recente "Whiplash" di Damien Chazelle; non come gioioso mastro di cerimonia si pone Zappa, bensì come severo deus ex machina che dalla cabina di regia arresta e redarguisce i suoi sodali, esigendo una scansione dei tempi metronomica e una concentrazione costante sui fill ritmici e melodici.
Non si arriva a tre minuti di perfezione in poche mosse: l'arcinota "Peaches En Regalia", nella sua forma ultima e irreplicabile, è il frutto di un estenuante intervento di sbozzatura e cesello, partendo da un grezzo tutti amplificato con organo Hammond sino alla deviazione su progressioni e arpeggiati di pianoforte. La scintilla, l'ossatura melodica ci è d'altronde rivelata in un duplice prologo per piano solo (Ian Underwood, unico "Mother" rimasto nella formazione dell'album finale), nel quale si mescola ai tratteggiamenti di ciò che sarebbero divenute "Aybe Sea" e l'incipit di "The Little House I Used To Live In", fulcro del successivo e mai abbastanza elogiato "Burnt Weeny Sandwich" (1970).

Solo a secondo disco inoltrato, dopo aver preso le misure con l'atmosfera cool di "It Must Be A Camel" e la prima bozza di "Little Umbrellas" (allora intitolata "Natasha"), fa finalmente il suo timido ingresso la chitarra di Zappa con l'inedito "Bognor Regis", blues elettrico che introduce degnamente la lunga sezione dedicata alle concitate jam di "Willie The Pimp". Qui, dopo una prova assieme a tutta la band, troviamo due tracce per un totale di venti minuti in cui il baffuto capofila delinea con sicurezza le figure principali della sua parte solista, prima che a completare il quadro intervenga il rauco contributo vocale di Captain Beefheart, reduce dalla produzione congiunta del magnum opus "Trout Mask Replica". Particolarmente prezioso è il secondo di questi take, dove senza distorsione acida Zappa gioca tutta la sua intricata tessitura sul solo effetto di wah, col pedale abbassato a creare uno strato di ovatta sulla quale permane anche il metallico pizzicare delle corde col plettro.

È negli episodi più classicamente jazzati che emerge tutta la pignoleria dello Zappa autore, di nuovo in regia per condurre la sezione ritmica verso la massima fluidità di dialogo: i sei sketch di "Transition" confermano le atmosfere soffuse – sulle prime quasi da fumoso piano bar – dei due brani "parentetici" del lato B finale, ma la suddetta composizione non vi troverà poi spazio, rendendola così un altro raro interludio a queste seminali sessioni.
"Lil' Clanton Shuffle" è invece il più lineare dei blues-rock come rampa di lancio per altri pirotecnici virtuosismi di Don "Sugarcane" Harris; la partecipazione occasionale del violinista è sfruttata anche per un'analoga prova generale, "Directly From My Heart To You", rimandata di un solo anno per l'inclusione nell'irriverente "Weasels Ripped My Flesh" dei Mothers, assieme alla qui titolata "Arabesque" che diventerà una (r)umorosa "Toads Of The Short Forest".
Il terzo cd è poi occupato per metà da "Another Waltz", jam di quasi mezz'ora ininterrotta con la formazione amplificata al completo, riconferma di come le sessioni in studio con Zappa potessero trasformarsi in autentici tour de force strumentali, foss'anche soltanto per mettere alla prova la coesione e il potenziale creativo della band; diversi minuti di questa stessa jam andranno a costituire un’ampia sezione della già citata suite "The Little House I Used To Live In", pubblicata un anno più tardi.

Un attacco in upbeat apre il quarto disco con una versione più evoluta e convincente dell'inedito "Dame Margret's Son To Be A Bride", per poi affilare di nuovo la chitarra con due take di "Son Of Mr. Green Genes", altro leggendario episodio desunto da un tema apparso nell'eclettico predecessore "Uncle Meat": nel primo estratto il fraseggio è sicuro e costellato di idee ma un po' meno fluido del seguente, dove invece cominciano a inanellarsi figure più precise di quella che diventerà una vera e propria composizione per solista e band – materiale che ancora oggi andrebbe fatto studiare a tanti stra-pagati turnisti rock.
Ma una delle sorprese più gradite di questa monumentale edizione è indubbiamente la versione integrale delle "Gumbo Variations" – qui intitolata provvisoriamente "Big Legs" – che raddoppia la durata dell'Lp con trentadue minuti di groove inarrestabili e concitati protagonismi. Ci erano già note le parti soliste del sassofono (Ian Underwood), del violino elettrico ("Sugar Cane" Harris) e del basso (Max Bennett), mentre a questo director's cut si aggiungono anche le parti chitarra di Zappa e un prosieguo più corale con improvvise accelerazioni della sezione ritmica, sino all'improvviso arresto su un bordone d'organo e alle ultime arrampicate virtuosistiche del violino.

Ancora quattro chicche strumentali dagli archivi – in particolare la versione completa di "Transition", purtroppo esclusa dalla tracklist ufficiale – prima di giungere col quinto disco all'opera vera e propria, giustamente presentata nel mix digitale del 1986 supervisionato e approvato da Zappa in persona. Ed ecco che, dopo il lungo viaggio nei retroscena, "Peaches En Regalia" rifiorisce come una cornucopia di invenzioni, rimaneggiamenti cartooneschi e squillanti elevazioni di fiati, e il prelibato piatto torna ad acquistare il sapore della rivelazione primigenia.
La ricchezza di dettaglio e la cura maniacale nel dosaggio delle voci è di certo il tratto che più cattura l'attenzione nel riascoltare lo chef d'oeuvre, così diverso dalle sessioni di partenza proprio perché il distillato più puro delle stesse, un taglia e cuci talmente raffinato da non dissolvere l'illusione della spontaneità e dell'entusiasmo di una jam intonsa. I meno incalliti collezionisti saranno dunque felici di sapere che l'edizione Rykodisc più diffusa sul mercato negli ultimi decenni è anche quella di riferimento, cristallina nel suono e bilanciata al millesimo per restituire il formidabile talento di scrittura e arrangiamento di Zappa, pur sempre affiancato da musicisti di primissimo ordine.
Da qui in poi ci aspetta l'ultimo cd e mezzo di materiale "From The Vault": missaggi mono di singoli e tracce ritmiche di tre brani su sei, improbabili e spassose pubblicità radiofoniche d'epoca, nonché la sola traccia vocale di Captain Beefheart in tutto il suo allucinato carisma. Uno strepitoso intarsio di chitarre classiche ed elettriche dà forma alla versione più curiosa di "Arabesque", forse il miglior contributo in una sezione puramente bonus, costituita di gradevoli riempitivi e poco altro, avendo già dato fondo a una miriade di variazioni e rarità di indubbio interesse.

Va da sé che il giudizio riguardi l'operazione nel suo complesso ancor più che le sue singole parti e, soprattutto, un album al quale non occorre aggiungere o togliere una virgola. Come già accennato, se c'è un aspetto davvero lampante dopo l'ascolto dell'imponente deluxe è il divario abissale tra le pur entusiasmanti sessioni in studio e il prodotto finale, adornato da Zappa con estrosi e imprevedibili barocchismi ed effetti sonori, un salto carpiato della sua immaginazione musicale che equivale a un duplice livello di scrittura – non a caso parliamo di uno dei compositori fondamentali del secondo Novecento.
L'etichetta di comodo del jazz-rock o fusion si applica così più facilmente ai disvelati "lavori in corso" che a "Hot Rats", una sfavillante chimera partorita dall'unione spontanea tra colto e popolare, chiave di volta della sua precoce maturità artistica. Tra i due versanti intercorrono cinquant'anni: da un lato le polverose, imperfette jam e sessioni di prova, dall'altro un nucleo di gemme talmente ahead of their time da non conoscere vecchiaia. È la cesura cruciale tra due epoche, il momento in cui per la prima volta Frank Zappa dà fondo a idee soltanto sue, pur sempre d'ascendenza freak ma con un'ambizione che oltrepassa i suoi coevi e apre la strada al periodo più glorioso della sua epopea autoriale. Paradossalmente, non c'è box-set che possa contenerla.

(24/12/2019)

  • Tracklist

Cd 1

  1. Piano Music (Section 1)
  2. Piano Music (Section 3)
  3. Peaches En Regalia (Prototype)
  4. Peaches En Regalia (Section 1, In session)
  5. Peaches En Regalia (Section 1, Master Take)
  6. Peaches Jam - Part 1
  7. Peaches Jam - Part 2
  8. Peaches En Regalia (Section 3, In Session)
  9. Peaches En Regalia (Section 3, Master Take)
  10. Arabesque (In Session)
  11. Arabesque (Master Take)
  12. Dame Margret's Son To Be A Bride (In Session)


Cd 2

  1. It Must Be A Camel (Part 1, In Session)
  2. It Must Be A Camel (Part 1, Master Take)
  3. It Must Be A Camel (Intercut, In Session)
  4. It Must Be A Camel (Intercut, Master Take)
  5. Natasha (In Session)
  6. Natasha (Master Take)
  7. Bognor Regis (Unedited Master)
  8. Willie The Pimp (In Session)
  9. Willie The Pimp (Unedited Master Take)
  10. Willie The Pimp (Guitar OD 1)
  11. Willie The Pimp (Guitar OD 2)


Cd 3

  1. Transition (Section 1, In Session)
  2. Transition (Section 1, Master Take)
  3. Transition (Section 2, Intercut, In Session)
  4. Transition (Section 2, Intercut, Master Take)
  5. Transition (Section 3, Intercut, In Session)
  6. Transition (Section 3, Intercut, Master Take)
  7. Lil’ Clanton Shuffle (Unedited Master)
  8. Directly From My Heart To You (Unedited Master)
  9. Another Waltz (Unedited Master)


Cd 4

  1. Dame Margret’s Son To Be A Bride (Remake)
  2. Son Of Mr. Green Genes (Take 1)
  3. Son Of Mr. Green Genes (Master Take)
  4. Big Legs (Unedited Master Take)
  5. It Must Be A Camel (Percussion Tracks)
  6. Arabesque (Guitar OD Mix)
  7. Transition (Full Version)
  8. Piano Music (Section 3, OD Version)


Cd 5

  1. Peaches En Regalia (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  2. Willie The Pimp (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  3. Son Of Mr. Green Genes (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  4. Little Umbrellas (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  5. The Gumbo Variations (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  6. It Must Be A Camel (Hot Rats 1987 Digital Remix)
  7. The Origin Of Hot Rats
  8. Hot Rats Vintage Promotion Ad #1
  9. Peaches En Regalia (1969 Mono Single Master)
  10. Hot Rats Vintage Promotion Ad #2
  11. Little Umbrellas (1969 Mono Single Master)
  12. Lil' Clanton Shuffle (1972 Whitney Studios Mix)


Cd 6

  1. Little Umbrellas (Cucamonga Version)
  2. Little Umbrellas (1969 Mix Outtake)
  3. It Must Be A Camel (1969 Mix Outtake)
  4. Son Of Mr. Green Genes (1969 Mix Outtake)
  5. More Of The Story Of Willie The Pimp
  6. Willie The Pimp (Vocal Tracks)
  7. Willie The Pimp (1969 Quick Mix)
  8. Dame Margret's Son To Be A Bride (1969 Quick Mix)
  9. Hot Rats Vintage Promotion Ad #3
  10. Bognor Regis (1970 Record Plant Mix)
  11. Peaches En Regalia (1969 Rhythm Track Mix)
  12. Son Of Mr. Green Genes (1969 Rhythm Track Mix)
  13. Little Umbrellas (1969 Rhythm Track Mix)
  14. Arabesque (Guitar Tracks)
  15. Hot Rats Vintage Promotion Ad #4
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