Hiro Kone

A Fossil Begins To Bray

2019 (Dais) | idm, drone, techno, noise

La nuova prova su lunga distanza dell’artista newyorkese Nicky Mao, in arte Hiro Kone, sorprende per la capacità di creare un linguaggio personale che rielabora una certa elettronica di ricerca, densa di oscurità ambient-drone ma miscelata con suggestioni post-techno e Idm, tenendo assieme lucidità di sguardo e capacità di scoperta.
Il nuovo album per Dais, il terzo a firma Hiro Kone, nelle parole dell’artista considera il potere dell'assenza né una mancanza né un deficit ma una forza silenziosa e indeterminabile da coltivare. “A Fossil Begins To Bray” è un lavoro che vuole denunciare i pericoli di una deriva distopica della tecnica, intesa come una forza capace di pervertire l’umanità stessa in una sorta d’incrocio perverso tra “1984” di Orwell e “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley. Trasponete il tutto nell’era ipocrita dei social media, un contesto di falsa tolleranza e realizzazione virtuale che in realtà censura e odia tutte le opinioni non conformi alla morale vigente, al “corretto”, benpensante e influente pensiero egemonico vociante, e avrete un’idea del climax generale dell’album.

Come un’impronta sulla sabbia cancellata dalla marea, l’elettronica di Hiro Kone cresce da un lavoro di sottrazione del sé. È solo nel solco della propria assenza che si creano lo spazio e l’intensità per far risuonare quelle onde sonore che cavalcano ritmiche spezzate di marca (post)Idm. Si ascolti l’iniziale “A Desire, Nameless” che sembra ricordare certa elettronica britannica degli anni Novanta anche se trasposta in un clima più cupo e pessimista come quello di oggi. Tra droni evanescenti e paesaggi piovosi alla "Blade Runner" (il futuro ha ormai raggiunto il presente, essendo il film ambientato nel novembre del 2019), il fantasma della macchina prende le forme mutevoli di una title track ansiogena e inquieta. “Akoluthic Phase” ha il suo sfogo in un’ipnotica deriva post-industrial che era ben presente anche nel precedente album, “Pure Expenditure”.
È soprattutto in “Submerged Dragon” e “Iahklu” che emerge uno stile maturo e personale che sembra tener assieme Sandwell District e Roly Porter con evolute suggestioni industrial sulla scia dell’ultimo Drew McDowall, artista con cui Hiro Kone ha collaborato nell’album del 2018, “The Ghost Of Georges Bataille”.

Il recupero di pulsazioni techno nella finale e ottima “Feed My Ancestors” sembra ritrovare una sorta di spirito ancestrale, un battito ctònio e un richiamo del sangue come antidoto alla deriva del contemporaneo.
Chi ha avuto il piacere di vedere l’ottima performance live di Hiro Kone al Berlin Atonal del 2018, non può che costatare come l’artista americana sia maturata facendo evolvere il sound di “Pure Expenditure” verso ignoti e interessanti lidi. La postura dell’assenza qui apre verso nuove possibilità sonore.

(10/11/2019)



  • Tracklist
  1. A Desire, Nameless
  2. Fabrication Of Silence
  3. A Fossil Begins To Bray
  4. Akoluthic Phase
  5. Shatter The Gangue Of Piety
  6. Submerged Dragon
  7. Iahklu
  8. Feed My Ancestors
 
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