Jonah Tolchin

Fires In The Cold

2019 (Yep Rec) | country

Da sempre rinchiuso nel luogo antico che il cantautore ha tappezzato con accordi blues e country, Jonah Tolchin torna a raccontare alla sua maniera sentimenti e sensazioni che non hanno il passo veloce della moderna società. Il fuoco che riscalda “Fires In The Cold” è questa volta quello dell’amicizia, panacea per il forte dolore che si è impadronito del musicista dopo il fallimento del matrimonio, che ha messo in discussione anche il suo ruolo di musicista.

Sono amici, infatti, quelli che tra le righe delle dieci canzoni provano a puntellare fragili emozioni che sanno di sconfitta e rassegnazione; il suono è diventato nel frattempo più introverso, meno blues e sempre più folk.
E' un disco che profuma di cantautorato americano anni 70, quello in cui pescavano grandi autori come Jackson Browne, qui presente ai cori in compagnia di Rickie Lee Jones nel crepuscolare country-blues “Roll Um Easy”. Ed è la conviviale atmosfera di una serata all’aperto intorno al fuoco, o se gradite al riparo dalle intemperie seduti a un tavolo ricco di vino e whisky, l’essenza creativa e artistica del nuovo album di Tolchin, che non può fare a meno di citare il grande Lowell George (sua la succitata “Roll Um Easy”), quasi a sigillare l’uscita dal tunnel dell’autocompiacimento e della solitudine.

E proprio come a un incontro con un amico ritrovato, resta difficile chiedere a “Fires In The Cold” più di un nugolo di canzoni amorevoli e confidenziali, con le quali passare un po’ di tempo in buona compagnia.
L’ex-Little Feat Fred Tackett, Sara Watkins, Jay Bellerose e Greg Leizs sono alcuni degli altri musicisti corsi a dare una mano (e forse gustare anche un sorso di vino) per questo outing emotivo dai toni meditativi e introspettivi, che ha bisogno di tempo per entrare in empatia con l’ascoltatore. Il refrain più accattivante di “Turn To Ashes”, le ipnotiche movenze di “White Toyota Ranger” e il tocco reggae-soul di “Wash Over You” pian piano svelano un’inattesa mobilità armonica che, pur non intaccando il tono confidenziale dell’album, lo rendono più caldo e avvolgente.

Sempre schietto e onesto, lo stile di Jonah Tolchin non è mai sopra le righe. Egli non è Bob Dylan né il nuovo John Prine, ma per tutti gli amanti della buona musica americana sarà facile trovare un posto per lui vicino a un disco di Eric Wood o Chris Whitley: due musicisti che le ambiziose alchimie sonore di “Timeless River” e “Maybe, I’m A Rolling Stone” ricordano con intensità e autenticità emotiva.

(12/11/2019)



  • Tracklist
  1. Supermarket Rage
  2. The Real You
  3. White Toyota Ranger
  4. Turn To Ashes
  5. Honeysuckle
  6. Wash Over You
  7. Roll Um Easy
  8. Day By Day
  9. Timeless River
  10. Maybe, I'm A Rolling Stone




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