Oil Thief

The Colony

2019 (Chondritic Sound, Total Black) | noise, techno

Né la Chondritic Sound, label di Los Angeles, né la distro/label canadese Total Black sono nate ieri, anzi, ma è indubbio che negli ultimi anni, per un'ampia serie di motivi, lo scenario musicale della cosiddetta grey area sia mutato piuttosto radicalmente. Da un lato si è riscoperto il carattere sovversivo della musica techno, soffocato da decenni di club culture di massa, mentre dall’altro, la radicale trasformazione della distribuzione, dell’acquisto e della fruizione musicale, incoraggiata da Internet e dai formati digitali, ha favorito una spinta dal basso di tante label che, muovendosi all’interno di coordinate precise, hanno acquisito sempre maggior spazio e hanno incoraggiato la nascita di altrettante nuove interessanti realtà, sotto forma di etichette, di booking agencies, di collettivi e di fanzine.

Prima dell’uscita di "The Colony", l’ultimo lavoro dell’americano Lee Landey meglio noto come Oil Thief, non era mai successo che due label piuttosto diverse come Chondritic Sound e Total Black unissero le forze per realizzare un lavoro così singolare come quello qui in oggetto, ma era già successo che Landey, musicista vicino al noise e al power electronics ma altresì affascinato dalla musica techno, avesse realizzato, nel 2015, un lavoro accostabile alla sua prova più recente, dal titolo "Obsolescence & Morality", uscito per la già citata Chondritic Sound e passato piuttosto in sordina, subito dopo la pubblicazione di "Standard Of Living" dei Pure Ground, che riscosse un successo di ben maggiori proporzioni.
A distanza di qualche anno da allora, oggi Landey vede finalmente riconoscere i suoi sforzi da parte di un pubblico di giovani alla ricerca di un sound di certo non innovativo, ma che perlomeno risulta raw, genuino e onesto. "The Colony", che era già un brano del suo album prima citato, è stato pubblicato in vinile in una edizione limitata di 300 copie, ed è anche disponibile in digitale su Bandcamp, ma è soprattutto il lavoro più maturo di un artista che, a differenza dell’efferatezza sonora inscenata in sede live, nell’arco di soli sette brani esplora un ampio raggio di soluzioni stilistiche, muovendosi tra droni distorti, field recordings, beat di matrice techno e una nota melanconica evidenziata nei rari accenni melodici presenti in alcuni brani.

Dalle note presenti sul vinile, presumibilmente scritte dallo stesso Landey, la cui grafica è stata curata da Greh Holger, fondatore di Chondritic Sound, sembrerebbe che "The Colony" sia un concept-album di genere storico-fantastico ambientato nel passato, ma il testo non fornisce indizi sufficienti per contestualizzarlo. Quel che però è più importante per l’ascoltatore è il contenuto musicale dell’album. “Suzanne Takes Your Hand” è un brano piuttosto strutturato, in cui sono presenti un lento ritmo marziale e apocalittico, tastiere visionarie, voci distorte e feedback, mentre nella successiva “Illustrated Torniquet”, che si allaccia naturalmente al brano precedentemente citato, subentra una decisa ritmica techno che farà la fortuna del musicista presso quei già citati giovani alla ricerca di un beat sufficientemente crudo e potente da ascoltare e da ballare.

“Hamburg” e “Cologne” sono due brani tra loro complementari e, allo stesso tempo, molto diversi. Entrambi si sviluppano attorno al rumore dei passi di un turista che, presumibilmente, visita due città tedesche culturalmente e geograficamente molto diverse tra loro. Nel primo, Landey manifesta il lato noise della sua proposta, attraverso lancinanti frustate rumoristiche, mentre, nel secondo, i campionamenti degli organi e le voci di matrice sacra ci proiettano verso l’iconico Duomo in stile gotico, di fronte al quale ci si trova appena usciti dalla stazione ferroviaria. Questa atmosfera sacrale lascia poi spazio al brano centrale dell’Lp, “The History”, contraddistinto dalle già citate tinte melanconiche e da un beat techno, ma il cui punto forte risiede nel sapiente utilizzo del rumore.
Oil Thief non smette di stupire con i due brani conclusivi, “Warmup” e “A Stubborn Thing”; mentre il primo sembra un divertissement dissonante per noise e strumenti ad archi, il secondo, dall'’incedere lento, propone una serie di voci distorte, elemento caratteristico delle uscite più noise-oriented di Landey, le note melanconiche del sintetizzatore - dalle tinte new wave - e un riuscitissimo campionamento del ticchettio di un orologio, teso a evidenziare lo scorrere del tempo verso un inesorabile declino.

Non c’è alcun dubbio che "The Colony" sia la migliore uscita di sempre dello statunitense Oil Thief, un lavoro che riesce a sintetizzare perfettamente la caleidoscopica visione musicale di un artista che, inizialmente orientato verso la pura cacofonia, incarna oggi uno splendido e maturo esempio di chi ha fatto della ricerca sonora e della curiosità per le molteplici sfumature del suono della grey area i suoi vessilli. Altrove, come nell’Ep collaborativo intitolato "Centrifugal Determinism", realizzato in collaborazione con Death Kneel e Jesuve e recentemente presentato in giro per l’Europa (anche al Macao di Milano), Landey si è concentrato sul lato più rumoristico della propria proposta, con un risultato non all’altezza del suo ultimo Lp, ma non per questo da non tenere in considerazione.

(20/10/2019)

  • Tracklist
  1. Suzanne Takes Your Hand
  2. Illustrated Tourniquet    
  3. Hamburg
  4. Cologne
  5. The History
  6. Warmup
  7. A Stubborn Thing
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