Oliver Downes

The Wheel

2019 (Self Released) | sophisticated-pop-jazz

Incurante del poco riscontro ottenuto con l’ambizioso e ardimentoso “Ultraviolet”, l’australiano Oliver Downes ritorna in scena con un progetto ancora più scomodo e introverso. Il cambio di prospettiva degli arrangiamenti è audace: alle atmosfere baroque-pop si contrappongono soluzioni strumentali più tipicamente jazz. Il contrasto è in parte stridente e le canzoni hanno bisogno di molti ascolti per poter essere sviscerate.
Al posto del violino di Chris Stone c’è un trio di fiati (oboe, sax alto e sax tenore) che sottolinea ancora di più le strutture atonali delle melodie, e il timbro baritonale della voce di Downes. A caratterizzare le dieci tracce di "The Wheel" sono il ruolo più predominante del pianoforte e il tono verboso dei testi; sono inoltre scomparse le digressioni eccentriche che allentavano la costante tensione tendente al caos.

E’ un album non facile, il nuovo di Oliver Downes, un progetto dalle atmosfere decadenti e noir, che l’autore stempera con eleganti ballate da jazz-club (“The Dust Of Long Forgotten Stars”), frutti più malleabili e quasi pop che ricordano Rufus Wainwright (la title track e il singolo “Look To Windward”), senza tralasciare le pregevoli sonorità barocche dell’esordio (“Golden Hours”).
Particolarmente ispirata è la cupa e fragile “Lilies Of The Field” (dedicata a chi ogni giorno lavora negli ospedali lottando contro l’imprevisto della morte), un pop-jazz noir tinteggiato dall’incantevole suono dell’oboe. Stesse direttive per “A Minor Place” e “The Dust Of Long Forgotten Stars”, due brani che con la loro elegante e intrigante dissonanza armonica offrono un approccio melodico più delicato, leggermente turbato da un tono vocale monocorde.

Non tutto però gira nel verso giusto, in “The Wheel”. Le asperità vocali non sempre si giovano delle soluzioni strumentali (“Borderline”), alcune intuizioni melodiche restano soffocate dalla prevedibilità (“Tomorrow”), e nonostante la briosa “Cellophane” con Chelsea McBride al sax, il matrimonio tra baroque-pop e jazz-ballad ha a volte il sapore dell’occasione mancata. Dettagli che non inficiano il profilo artistico di Oliver Downes, ma che rispetto alle esaltanti suggestioni di “Ultraviolet” segnano un lieve passo indietro.

(19/06/2019)



  • Tracklist
  1. The Wheel 
  2. Borderline 
  3. Golden Hours 
  4. Tomorrow 
  5. Cellophane 
  6. Look To Windward
  7. A Minor Place
  8. Scraps And Rainbows 
  9. Lilies Of The Field
  10. The Dust Of Long Forgotten Stars


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