Paul Tiernan

The Invisible Man

2019 (Right Stuff) | songwriter, folk-soul-jazz

Sorge il dubbio che il titolo del nuovo album di Paul Tiernan “The Invisible Man” non sia casuale. Sembra quasi che il cantautore voglia rimarcare la sua identità artistica di uomo invisibile, eppure reale vivo e autentico. Autentica è la sua musica, delicatamente vaudeville, lievemente jazz, amabilmente romantica: un’espressione artistica che prova ad alzare la voce nel confusionario e caotico scenario discografico contemporaneo.

Le tredici canzoni parlano di altrettante realtà umane invisibili, uomini, donne e bambini la cui sofferenza non ha il supporto del comune cordoglio, verità taciute che Tiernan ha raccolto tra la gente o ha estrapolato da esperienze personali. A vestirle sono delicate ed elaborate ballate folk-soul tinte di jazz, un crocevia stilistico dove si incontrano Donovan (“Bossa Nua”) e James Taylor (“Dust”), ma anche Tom Waits (“Scratching An Itch”) e Randy Newman (“Queen For A Day”). “The Invisible Man” conserva tutte le caratteristiche dell’album d’autore, senza mai forzare la mano, Tiernan offre un affresco cantautorale che meriterebbe un briciolo di visibilità in più di quella finora ottenuta.

Queste sono canzoni che in un contesto pubblico catturerebbero il plauso e l’ammirazione dei critici, ma che nel formato puramente discografico non riescono a catalizzare l’attenzione, confermando la triste sorte di molti musicisti il cui operato è da sempre destinato a restare nell’ombra, da Jackson C Frank (le introspettive “The Deepest Secret” e “The Casino Of The Poor”) a Harry Nilsson (“The Shop Of Love” e la title track) ma anche Townes Van Zandt (“Milk And Honey”) e il già citato Randy Newman (“Life In The Clearings”). Il musicista irlandese si conferma autore elegante, versatile, mai lezioso, nonostante una ricca elaborazione degli arrangiamenti, che non intacca il fascino delle tredici canzoni, che invero Tiernan sta portando in tour in versione acustica.

Alcune note insolite, come lo strumentale “Bossa Nua”, il delicato groove soul di “Pilgrims Hill” e la rarefazione lirica della pianistica “For The Sake Of A Woman”, aggiungono ulteriore spessore a un disco dal fascino sobrio che, pur non facendo gridare al miracolo, difficilmente deluderà gli amanti del cantautorato più ricercato.

(04/02/2020)



  • Tracklist
  1. Queen For A Day
  2. The Invisible Man
  3. The Shop Of Love
  4. Dust
  5. The Deepest Secret
  6. Scratching An Itch
  7. Life In The Clearings
  8. Bossa Nua
  9. The Casino Of The Poor
  10. Pilgrims Hill
  11. For The Sake Of A Woman
  12. Milk And Honey
  13. Codladh Sámh




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