Red River Dialect

Abundance Welcoming Ghosts

2019 (Paradise Of Bachelors) | folk, rock, alternative

E’ stato subito ovvio che a caratterizzare l’evoluzione artistica dei Red River Dialect sia stata la forte personalità del cantante chitarrista e compositore della band, David Morris. La formazione della Cornovaglia, salita agli onori della cronaca dopo che M.C. Taylor dei Hiss Golden Messenger ne declamò pubblicamente le doti, non ha mai fatto mistero del forte legame con il proprio leader, assecondandone capricci ed esigenze personali, che ne hanno influenzato non poco il percorso.

La natura psichedelica del loro secondo album “awellupontheway” e le atmosfere più folk del successivo “Tender Gold And Gentle Blue” erano in gran parte frutto dell'estro creativo del cantante, chitarrista e autore del sestetto inglese. Anche l’approccio più collettivo di “Broken Stay Open Sky”, che ha segnato il passaggio alla Paradise Of Bachelors, era funzionale alla difficoltà di Morris di superare il dolore per la scomparsa del padre, argomento che aveva già tenuto testo nel precedente album.
Non sorprende, dunque, che la band, dopo aver inciso “Abundance Welcoming Ghosts”, abbia atteso il proprio frontman per nove mesi, dopo un ritiro spirituale in un monastero buddista della Nova Scozia, per pubblicare il nuovo album e intraprendere il tour.
I nove piccoli racconti confermano la natura introspettiva della poetica del leader, ma nello stesso tempo si avvalgono di una più corposa e rifinita struttura degli arrangiamenti, consolidando il cambio di registro avvenuto con il precedente album.

Quel che diversifica “Abundance Welcoming Ghosts” da altre opere folk-rock coeve è l’interessante interconnessione tra gli strumenti e la natura narrativa del canto di Morris: vocalist non particolarmente dotato ma esemplare nel creare una tensione emotiva anche quanto declama pochi versi. Dall’interazione della voce con il violino di Ed Sanders nascono infatti le pagine migliori (“Two White Carp”), soprattutto quando Morris duetta con il tocco straziante ed enigmatico della chitarra di Simon Drinkwater (“Red River”).
Che il nuovo album dei Red River Dialect sia sottolineato da un’insolita vitalità è comunque evidente già dal vibrante crescendo di “Blue Sparks” e dall’energia positiva di “Snowdon”. Ma è nel tono contemplativo del primo minuto di “Salvation” che va ricercata la natura più profonda della musica della band: l’implosione lirica del brano è una delle pagine più entusiasmanti dell’intero campionario folk-rock di questo ultimo anno.

Fairport Convention e Waterboys restano i due punti di riferimento per i Red River Dialect, qui alle prese con l’album più solare e sentimentale della loro carriera. Tara Jane O'Neil (“My Friend”) e Joan Shelley (“Snowdon”,” Piano”) ingentiliscono con la loro presenza il fragile equilibrio tra la spiritualità dei testi e il suono naturale e pagano della band, confondendo ancora una volta abilmente le acque e lasciando al giudizio temporale dei fan le sorti di un disco non facile da sviscerare in pochi ascolti. 
Resta infatti forte la sensazione che David Morris e compagni questa volta abbiano indugiato in alcuni luoghi comuni del cantautorato folk, mettendo insieme un’opera interlocutoria, che per uno strano gioco del destino potrebbe invece rafforzare la loro immagine presso pubblico e fan.

Un leggero passo indietro gestito insomma con classe e una sufficiente dose di credibilità. I Red River Dialect si confermano una piacevole realtà della scena folk-rock inglese, ma il loro capolavoro è ancora una volta rimandato a data da destinarsi.

(26/10/2019)

  • Tracklist
  1. Blue Sparks
  2. Two White Carp
  3. Snowdon
  4. Slow Rush
  5. Salvation
  6. Red River
  7. Piano
  8. My Friend
  9. BV Kistvaen




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