Santolo Marotta

The Bridge Of Dark Existence

2019 (Lake Label) | dark-ambient, drone

Musicista autodidatta, Santolo Marotta è attivo dal 2017 con una serie di brani disponibili in rete che mostrano chiaramente la sua passione per il versante cosmico del kraut-rock e per un approccio alla musica elettronica simile a quella del suo corregionale (sono entrambi campani) Raffaele Pezzella e del suo progetto Sonologyst. Dotata di una tecnologia ridotta al minimo, la musica di Marotta è un classico esempio di atteggiamento lo-fi alla produzione musicale, dove l’abilità dell’artista è quella di cercare di dare un’anima ai suoni sintetici digitali.

Nel 2019 ha registrato due album, tra cui “The Bridge Of Dark Existence”, in cui mostra in effetti una certa abilità di manipolatore di suoni oltre che di cesellatore di momenti di emotività che traspaiono dal suono del synth. Un’ondata di angoscia cosmica dà inizio all’album col brano dedicato al filosofo dell’esistenzialismo “Kierkegaard”, dove gli anfratti di disperazione e angoscia del pensiero del filosofo danese si ricreano prendendo parzialmente in prestito gli orridi cosmici kubrickiani della colonna sonora di Ligeti.
L’iniziale angoscia si disperde senza soluzione di continuità in “Atmosphere”, divisa in due parti, momento più etereo e dilatato, simile a un vento eniano che spazza via nubi oscure e i turbinosi vortici precedenti.

L’album però ha un suo innegabile vertice nel breve brano (appena tre minuti) “Horror”, piccola perla che concilia la musica da cabaret da discarica per uomini de-evoluti dei Residents, le sonorità hauntology dei Caretaker e timbri volutamente invecchiati da richiamare un passato che “infesta” (proprio come un fantasma) quotidianamente il nostro presente.
Chiude “Anaphase”, il brano più lungo (tredici minuti) che ai maniaci della musica ambient potrebbe ricordare il lavoro della coppia iraniana dei 9T Antiope, “Isthmus” (2017), dove le fasi della divisione della mitosi divenivano metafora della separazione, della scissione di due mondi e culture diverse, incapaci di dialogare tra loro. Marotta invece usa un semplice loop ripetuto senza sosta o variazioni, un viaggio nel tempo che potrebbe ricordare i loop infiniti di William Basinski.

(03/01/2020)



  • Tracklist
  1. Kierkegaard
  2. Atmosphere
  3. Atmosphere - Part II
  4. Ghost (Interlude)
  5. Horror
  6. Anaphase


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