The Frog

Count Bateman

2019 (Tape Wormies/Audio Antihero) | lo-fi, folk-pop

Oltre a essere un piacevole imprevisto estivo, il nuovo album a nome Frog, è anche il primo a sancire la rottura tra i due membri della formazione, ovvero Tom White, trasferitosi in Inghilterra, e Danny Bateman. Dopo tre album e una serie di singoli che hanno suscitato interesse sia presso la stampa specializzata che presso il pubblico, Danny Bateman prende le redini del progetto, giocando anche con il suo nuovo ruolo di one-man-band, intitolando il disco “Count Bateman”.

Una narrazione sonora più intima e delicata caratterizza le dieci tracce, le pulsioni indie-rock e garage-pop lasciano spazio a un'indole country per molti versi affine a quella di Neil Young era “Harvest”, o di Elliott Smith e perfino Beck. Per i fan del gruppo il legame più evidente con il passato è da rintracciare in uno dei brani più famosi degli esordi (“Judy Garland”), e in quei frammenti simil-acustici disseminati in passato (“Wish Upon A Bar”, “Nancy Kerrigan”, “Bones”). Il piglio è quello dell’indie-rock americano, che mette in un unico calderone Jonathan Richman, Paul Mc Cartney e Todd Rundgren.

Per Danny Bateman questo nuovo album coincide anche con l’approccio a nuove esperienze musicali: non solo ha imparato a suonare la batteria o l’armonica, ma ha preso confidenza anche con le tecniche di registrazione. Le canzoni sono in definitiva tante pagine di un diario, stilato con una matita e qualche disegnino naif. Bateman racconta dell’infanzia trascorsa nella natia New York, più esattamente nel borgo più grande, il Queens. Sono racconti ricchi di nostalgia e ricordi (“Hartsdale Hotbox”), storie che mettono in luce una vulnerabilità che trova il suo apice nei quasi tre minuti di "Miracle", una dichiarazione schietta e sincera sulle ancestrali paure del dolore fisico ed emotivo.

“Count Bateman” è un album facile da amare, l’assenza della chitarra elettrica, il ruolo meno robusto di basso e batteria e gli arrangiamenti meno grintosi mettono a nudo una scrittura piacevolmente evocativa. Neppure la familiarità dell’incedere country di “RIP To The Empire State Flea Market”, o le tentazioni elettroniche alla Kings Of Convenience di “Borned King” riescono a sminuirne la bellezza, grazie a un lirismo essenziale che a tratti evoca sia personaggi famosi (Neil Young in “It's Something I Do” e nella già citata “RIP To The Empire State Flea Market”) che beautiful loser (Jackson C. Frank nella suggestiva “Touch”).

Questa volta il lo-fi non è uno stratagemma utile a nascondere una mancanza d’ispirazione, anzi sono le differenze, delle pur fragili canzoni, che vengono fuori con forza. C’è infatti una strana venatura alla Beach Boys nel country-pop di “You Know I'm Down”, ed è intrigante l’intreccio tra piano e rumori di fondo (con tanto di cane che abbaia) della beatlesiana “Black Friday”.
Altrove, Danny Bateman si lascia tentare da dissonanze e geometrie pop più articolate, che faranno la gioia dei fan degli Xtc (l’eccellente “Taste”), senza mai abbandonare le prerogative del lo-fi più genuino (la ballata alla Elliott Smith “Got The World At Your Fangs”), regalandoci una delle sorprese di cantautorato pop di questo sempre più sconcertante 2019.
Disponibile solo in formato digitale su Bandcamp o in cassetta limited edition (100 copie).

(30/08/2019)



  • Tracklist
  1. Hartsdale Hotbox 
  2. RIP To The Empire State Flea Market 
  3. Black Friday 
  4. Borned King
  5. Touch 
  6. It's Something I Do
  7. Taste
  8. You Know I'm Down
  9. Got The World At Your Fangs
  10. Miracle 


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