Tullycraft

The Railway Prince Hotel

2019 (Happy Happy Birthday To Me) | indie-pop

La discrezione è sottostimata. Non sembra proprio una qualità agilmente smerciabile in anni di tirannia da sovraesposizione e contatori esibiti come patacche online, ma grazie al cielo ci sono ancora artisti che sanno coltivarla come estremo baluardo identitario. Con appena sette album a referto in venticinque anni di carriera, scanditi da lunghi periodi di silenzioso letargo, i Tullycraft rientrano con autorevolezza nella categoria. Il 2019 è per loro uno di quei luminosi momenti di disgelo, distante ben sei anni dal precedente “Lost In Light Rotation”, e all’apparenza nulla parrebbe cambiato. Niente di più falso, però.

Intanto, va annotata la presa diretta che ha caratterizzato le incisioni di “The Railway Prince Hotel”, una novità assoluta per dei perfezionisti indefessi come loro. Quindi non è da trascurare la defezione del batterista storico Jeff Fell, accanto al leader Sean Tollefson sin dai tempi dei seminali Crayon, rimpiazzato per l’occasione da Wayne Meaphnel. Confermato invece Pete Remine in guisa di produttore, anche se parte dell’album è stata registrata dal leggendario Larry Crane (Elliott Smith, Cat Power, Sleater-Kinney) a Portland.

In copertina torna la grafica minimalista dell’insuperato “Every Scene Needs A Center”, senza più lingue di fuoco alle finestre e con un generale restyling di facciata all’insegna di un rosa confetto evidentemente liberatorio (e cromaticamente caro alla band dai tempi dell’altra vetta, “Disenchanted Hearts Unite”). Il singolo battistrada "Passing Observations" conferma gli standard godibilissimi del gruppo, con il ficcante duetto Tollefson-Mears a maramaldeggiare su un fondo sonoro peraltro sfrondato, meno traboccante del consueto. Proprio gli svolazzi corali di Jennifer ingentiliscono la verbosa esplosività del frontman, per una miscela che tradisce la medesima pungente ironia dei Burning Hell ("Goldie And The Gingerbreads").
Nondimeno, il chitarrismo mostra a tratti i muscoli per l'atteso effetto contrasto con le impennate glicemiche di vocette querule o svenevolezze in formato tascabile. Tutto rigorosamente come da repertorio, eppure tanto gradevole da ritrovare, segno che gli automatismi sono così ben oliati da annullare in partenza gli scompensi dell'improvvisazione.

Al netto di un filler solo grazioso – che fa tanto Belle & Sebastian ma cela un omaggio ai pastelli iper-catchy dei carneadi australiani The Cat’s Miaow – tra i momenti migliori segnaliamo “Hearts At The Sound”, che ha tutta l’aria di un nuovo manifesto, ruvidino quanto delizioso, e il bonbon “Lost Our Friends To Heavy Metal”, miniatura jangly tirata a lucido come a ricordare che, ancorché rutilante, quella degli esperti sarti melodici di Seattle rimane stoffa pregiatissima. E poi "We Couldn't Dance To Billy Joel", vero gioiellino della raccolta, che incastona un refrain scintillante in un impianto forse mai così misurato se è di Tullycraft che si parla, alla maniera dei migliori Acid House Kings per intenderci. La chiusa comunitaria di “Vacaville” alza di quel po’ i coefficienti di elettricità e nostalgia, inchiodandoci ancora una volta al piacere del risaputo, di un formulario musicale a tal punto fuori contesto che, presumibilmente, non ne avremo mai a basta.

All'ennesima replica, lo schiacciasassi indie-pop compensa il fisiologico gap di originalità grazie al suo piglio ruspante e alla puntualità secca, priva di sbavature o momenti di stanca, che non lasciano scampo se la prospettiva resta quella di un ascolto disimpegnato. Un passatempo che darà il suo contributo ora che gli statunitensi torneranno a inabissarsi, e fino alla prossima emersione.

(31/07/2019)

  • Tracklist
  1. Midi Midinette
  2. Passing Observations
  3. We Couldn't Dance To Billy Joel
  4. Goldie And The Gingerbreads
  5. Has Your Boyfriend Lost His Flavor On The Bedpost Overnight?
  6. Beginners At Best
  7. It's Not Explained, It's Delaware
  8. Lost Our Friends To Heavy Metal
  9. Hearts At The Sound
  10. The Cat's Miaow In A Spacesuit
  11. The Railway Prince Hotel
  12. Vacaville








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