Afsky

Ofte Jeg Drømmer Mig Død

2020 (Vendetta Records) | black metal

Sembra un anno interessante quello per la Danimarca estrema: dopo il pregevole “Drivende I Dødens Æter” del misantropo progetto black metal Í Myrkri, oggi tocca invece al nuovo Afsky, con un album intitolato in maniera piuttosto autoironica “Ofte Jeg Drømmer Mig Død” ("Spesso mi sogno morto").
Il tema del dolore e della morte, già abbondantemente trattato nel primo lavoro “Sorg” del 2018, ritorna fin dalla bellissima copertina del disco, la quale omaggia il più celebre dipinto del pittore danese Hans Andersen Brendekilde (“Udslidt” è un’opera realizzata nel 1889 che mostra il corpo esanime di un contadino tra le braccia della moglie disperata).

Le ottime premesse iconografiche vengono discretamente rispettate dall’unico titolare del progetto in esame, tale Ole Pedersen Luk, ancora una volta impegnato a pieno regime sia dietro al microfono che in fase strumentale. I vari brani presenti in “Ofte Jeg Drømmer Mig Død” incarnano una sorta di unicum sonoro che si sviluppa attraverso un approccio ferale e straziante, qua e là spezzato da alcune piccole parentesi acustiche sempre intrise di profonda e rurale malinconia.
Lontana dai cupi paesaggi notturni della vicina Scandinavia, la proposta di Afsky sembra dunque emergere da quella campagna dove un tempo si moriva logorati di lavoro, un tributo alla Danimarca di fine Ottocento e a quegli uomini che finivano le giornate sfiniti davanti a quelle immense distese di terreno.

La violenta doppietta iniziale costituita da “Altid Veltilfreds” e “Tyende Sang” potrebbe già bastare per mettere d’accordo tutti gli appassionati del genere, ma il disco conosce i suoi momenti migliori durante le note solenni di “Bondeplage” (sostenuta da un riff iniziale che strappa via la pelle) e nella successiva “Stemninger”, un midtempo che si arrampica impetuoso verso una parte conclusiva ricca di pathos crepuscolare.
Una maggiore varietà all’interno dell’album avrebbe garantito un risultato complessivo meno omogeneo e meno (auto)citazionista, ma al di là del taglio derivativo di un paio di brani (la chiusura affidata ad “Angst” non brilla per ispirazione), “Ofte Jeg Drømmer Mig Død” prosegue quanto di buono si era già visto con il disco precedente, lanciando definitivamente il nome di Afsky tra le possibili future certezze del metallo nero nordico.

(02/07/2020)

  • Tracklist
  1. Altid Veltilfreds
  2. Tyende Sang
  3. Imperia
  4. Bondeplage
  5. Stemninger
  6. Angst
 




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