Arthur

Hair Of The Dog

2020 (Honeymoon) | indie-pop

Arthur Shea, noto con lo stringato pseudonimo di Arthur, è un cantautore, produttore discografico e polistrumentista proveniente dalla contea di Delaware, in Pennsylvania.
Già membro dei Joy Again (band provvista di tagliente ironia, umorismo e spiccato cinismo) Arthur è giunto alla pubblicazione del suo secondo lavoro, “Hair Of The Dog”, ideale seguito dell’esordio datato 2018 (“Woof Woof”).

Nel disco Arthur guida l’ascoltatore alla visita di un caleidoscopico e irreale parco giochi, pieno di stravaganti canzoni elettro-pop inzuppate di sperimentazioni. Autoprodotto e registrato nel proprio appartamento nel quartiere ovest di Philadelphia, “Hair Of The Dog” è un gioco musicale dissolvente, intriso di loop contorti che seguono da vicino le orme del lavoro precedente: è un esperimento continuo di suoni fiammanti e persino inediti, che s'intersecano tra loro in un colorato puzzle ai confini della musica pop, eretto su echi che ricordano le musiche dei vecchi videogiochi a 8 bit.
La personalità eclettica dell’artista domina la scena grazie all’utilizzo di pittoresche ondulazioni sonore, che contraddistinguono le brevi melodie pop con maniacale stravaganza.

La scelta inusuale di adoperare un piccolo campionamento di "No Tengo Dinero" dei Righeira, introduce il dolce surrealismo di "No Tengo”, un solido groove ottimista, movimentato da screziati sintetizzatori. L'Lp si sviluppa nell’uso demoniaco della modulazione vocale di “Fatalist”, nel funk psichedelico di “Epic”, verso la caligine sognante di "I Don’t Walk To Talk To You" e nel battente singolo "William Penn", dove trionfanti suoni di corno si accoppiano bene al festoso motivo.
"Biz" decora un morbido ritmo d’abbrivio con esplosioni di sintetizzatori distorti e armonie vocali liquide e alterate, adeguate a tratteggiare i contenuti del brano riferiti all’esagerata superficialità presente nell’industria musicale odierna: “Il tuo manager dice che stai benissimo/ Con i segni del dollaro scritti sul tuo viso”.

La cascata di ritmi cavernosi di “Something Sweet” sposta ancora una volta il percorso verso la bizzarra fusione tra un sound in perfetto stile Panda Bear e l’inatteso inserto del rapper Caleb Giles. La cartina di tornasole è però “Simple Song”, dove melodie spensierate sostengono testi stridenti e nient’affatto solari: "Tutto quello che so e tutto ciò che mi è chiaro/ È che tutto finisce, e tutti se ne vanno". Una specie di cavallo di Troia in cui le distese melodie nascondono esperimenti deformanti e profonda angoscia esistenziale.

“Hair Of The Dog” è un disegno pop sperimentale turbolento, sconnesso e talvolta disorientante. La struttura del disco, composto da tredici tracce, alcune poco più lunghe di un minuto, appare eccessivamente dispersiva. Arthur mette in mostra un'originale e coraggiosa visione creativa, inserita in un ardito desiderio di distacco dalle convenzioni pop più tipiche. I brani sono pieni di combinazioni inquiete, malinconiche, romantiche come di fraseggi sgargianti e roboanti. Ciò che manca purtroppo è quell’essenziale coesione che, anche nelle prodezze più temerarie e sorprendenti, è necessaria per amalgamare e dare un senso compiuto ai lavori d’avanguardia.

(26/07/2020)

  • Tracklist
  1. 8 Melodies
  2. Feel Good
  3. Fatalist
  4. I Don't Want To Talk To You
  5. Epic
  6. No Tengo
  7. Man Has Made Himself
  8. Fix
  9. Something Sweet
  10. Biz
  11. William Penn
  12. Simple Song
  13. You Are Mine


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