Aymeric Maini

Winter Sun

2020 (Modulor) | folk, blues

Aymeric Maini è un artista francese innamorato di folk, jazz e blues, che dopo aver condiviso il palcoscenico con musicisti del calibro di Santana, Cranberries e Teo Macero, e dopo aver vinto prestigiosi premi per il suo esordio discografico targato 2016 (tra i quali il Cognac Blues Passion Award), affronta con un passo deciso il traguardo del sophomore album. Negli ultimi anni, ha portato la sua musica in piccoli locali e su palchi anche noti, con il solo scopo di affinare un repertorio in continua evoluzione, quello che infine ha trovato spazio su “Winter Sun”.

Non c’è altro da sapere su Aymeric Maini, a parlare è per fortuna la musica, che per gli amanti della sintesi e delle assonanze stilistiche ricorda l’ottimo Ben Harper, fermo restando un mood più malinconico alla Piers Faccini. E’ la qualità elevata della scrittura il primo elemento di forza dell’album, nove tracce dal lirismo intenso che quasi stupiscono per maturità e autonomia espressiva. Ad accompagnarlo in questo progetto i violinisti Paul Colomb e Jean-Claude Auclin, e il batterista Simon Riochet (presente in soli due brani), unici complici di Maini insieme agli arrangiatori Grégoire Vaillant, Frank Eulry e Igor Pichon, responsabili dei raffinati toni chamber-folk di molte tracce.

Blues e soul dominano le tracce più intimistiche e acustiche, “Now They're Gone“ e “No More Wasting”, tenendo alta la tensione della più grintosa “Stop Feeding That Fire” che sottolinea le affinità di Maini con l’r&b di Ray Charles. Ed è la stessa spiritualità soul che è percepibile dietro le sonorità eteree e sognanti di “I Thought We Were” e nelle intense e toccanti trame della ballata pianistica “Head Out”, che in alcuni momenti evoca lo struggente romanticismo di Antony Hegarty ai tempi di “I’m A Bird Now”.

E’ un disco liricamente e armonicamente essenziale, “Winter Sun”, Aymeric Maini è un musicista abile nel tenere alto il pathos emotivo di una canzone senza ricorrere a magniloquenze sonore o d’arrangiamento, ne è fulgido esempio il crescendo della title track, la cui melodia sembra esplodere da un momento all’altro mentre percussioni, violino e un delizioso fingerpicking scivolano con una naturalezza armonica impressionante.
Restano ancora due pregevoli episodi da raccontare: l’intensa e poetica “As The Years Go Passing By”, sottolineata da sonorità di violino ora languide e romantiche, ora più tese e minimali; mentre “That'll Be All” non solo si segnala per la presenza della batteria e quindi di tempi ritmici scanditi con più rigore e forza, ma soprattutto per l’affascinante crescendo strumentale il cui vorticoso incedere resta a metà strada tra le visioni folk-psych di John Martyn e il Bolero di Ravel.

Difficile immaginare quale sarà l’impatto di “Winter Sun” nello scenario cantautorale contemporaneo, certo non aiutano l’origine transalpina del musicista e la sparuta promozione dalla quale sarà sostenuto, certo è che chiunque entrerà in contatto con le grazie di questo album difficilmente resterà insensibile al fascino della musica di Aymeric Maini, un nome che personalmente non dimenticherò tanto presto.

(21/02/2020)

  • Tracklist
  1. Winter Sun
  2. No More Wasting
  3. As The Years Go Passing By
  4. That'll Be All
  5. All Else Can Wait
  6. Head Out
  7. Now They're Gone
  8. Stop Feeding That Fire
  9. I Thought We Were




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