Big Black Delta

4

2020 (Major Record Label) | synthpop, indietronica

Il solo-project Big Black Delta è il marchio dietro al quale si cela l’artista losangelino Jonathan Bates, in precedenza cantante e bassista della band statunitense Mellowdrone, abbandonata intorno al 2010 a causa d'irrecuperabili frustrazioni nate all’interno del gruppo. Spronato dall'ex-Nine Inch Nails Alessandro Cortini, Bates iniziò a perseguire il suo progetto da solista proponendo, nel corso dell’ultimo decennio con alterne fortune, ben tre Lp, una lunghissima serie di singoli e circa una mezza dozzina di remix. Il picco della sua produzione è certamente da ricercare nella fortunata scelta compiuta da Netflix nell’utilizzo di due brani estratti dal primo omonimo album di Big Black Delta (2013) per la fortunata serie Tv “The Sinner” (2017) dove la protagonista Jessica Biel, in un impeto di rabbia scatenato dall’ascolto del brano “Huggin & Kissin”, senza alcun movente, uccide con estrema ferocia uno sconosciuto.
Big Black Delta ha ora rilasciato “4”, titolo semplicemente riferito alla sequenza delle proprie pubblicazioni. Il disco è composto da eterogenee ambientazioni quali il synth-pop e la new wave, staccate da interessanti e disorientanti inserzioni che spaziano dalla musica classica all’heavy metal. In circa 47 minuti, una dozzina di canzoni completano questo rapsodico lavoro emerso dai meandri alternative degli anni 80.

Il disco parte subito vivace con "Lord Only Knows", inequivocabilmente influenzata dalla possente chitarra in perfetto stile Van Halen, che lascia spazio a piccole interruzioni synth con sfumature dark. Anche se la bellicosa espressione dell’elettrica s'iscrive agli atti quale principale protagonista, la dolce voce di Bates fa da piacevole contraltare alleggerendo uno dei brani migliori del repertorio. Bates solca la chitarra, o meglio la attenua in background, cosicché le principali progressioni di accordi synth possano brillare in modo nitido e pulito. Stesso discorso vale per la fulminante “Heaven Here I Come”, dove l’elettrica arriva addirittura ad assumere sembianze molto aggressive, cesellate su aitanti inserti di sintetizzatori.
Elettronica a 360 gradi nel singolo “Canary”, brano dedicato alla contaminazione dei sensi percettivi, proposto in puro stile psych minaccioso e avvincente, con energico grind finale. Stesso discorso per l’agogico andamento di “White Lies”, brano meno spigliato del precedente ma parimenti strutturato su artificiali pianificazioni sonore.

"Vessel" si distende in modo intrigante su battute synth metalliche e scintillanti, sovrapposte a un bizzarro jingle-bells natalizio che suona di sottofondo.
Ogni traccia ha un personale tratto distintivo. Il primo singolo presentato come antipasto alla pubblicazione del full-length è "Summoner", una gotica tavolozza elettro-pop guidata, con austera intensità, da una sincopata cadenza sintetica che si spalanca sul ciclico ingresso in pista degli altri strumenti, che forgiano un delizioso effetto stereofonico dove il suono sembra scivolare, in loop, da un orecchio all’altro in modo disorientante. Bates scrisse il pezzo nel bel mezzo di una notte tormentata, in seguito alla visione del film di fantascienza della Disney “Flight Of The Navigator” (1986). Da gustare anche il videoclip edito dal regista Warren Kommers, con il contributo della coreografa Nina McNealy, dove il brano è stato sviluppato su quattro parti, con l’aggiunta di un lungo e oscuro preambolo strumentale.
Non mancano anche parti più intime e introspettive. Dalla desertica e notturna "Ballad Of The Codependent" allo stratificato e leggiadro rapporto di consonanza tra pianoforte e synth della sognante "Sunday” - brano innocente che riflette al meglio l’immagine utilizzata per la copertina dell'album - all’onirica e cinematografica dolcezza di “Killing Me”. La conclusiva “Yes” è un perfetto strumentale ambient da gustare in solitaria penombra.

L'album suona nel complesso derivativo e attinge rigorosamente dagli Eighties, soprattutto grazie al frequente utilizzo della drum-machine. Big Black Delta aggiunge, con successo e sagacia, una moderna personalizzazione del sound grazie alla scaltra scelta di miscelare suoni più wave a fill cromatici provenienti sia da strumenti classici, quali corni, archi e pianoforte, sia da ruggenti e rumorose chitarre heavy metal.

(24/07/2020)

  • Tracklist
  1. Lord Only Knows
  2. Vessel
  3. Politics Of Living
  4. Summoner
  5. Ballad Of The Co-Dependent
  6. Sunday
  7. Heaven Here I Come
  8. Canary
  9. White Lies
  10. Killing Me
  11. Air Conditioned Dork
  12. Yes




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