Brandão Faber Hunger

Ich liebe Dich

2020 (Two Gentlemen) | liedermacher, chamber pop

Sophie Hunger e Faber sono due dei cantanti più importanti della scena alternativa svizzera, entrambi peraltro capaci di costruirsi un seguito fedele in Germania e Austria.
Hunger è ormai una veterana, con quindici anni di carriera alle spalle e con un singolo capace di proiettarla oltre i confini germanofoni nel 2010 (una spoglia cover di “Le vent nous portera” dei Noir Désir), mentre Faber, dopo una breve gavetta fra ristoranti e matrimoni, ha debuttato nel 2015, toccando l’apice nel 2019, quando l’album “I Fucking Love My Life”, cantato in tedesco a dispetto del titolo, è entrato al numero 2 in Svizzera e al 3 in Germania.
Il nome di Dino Brandão, di origine angolana ma nato e cresciuto in Svizzera, è invece meno noto degli altri due. Ha debuttato nel 2017 come parte dei Frank Powers, band indie pop con cui non ha ottenuto particolari riscontri a livello di pubblico. Frequentando tuttavia lo stesso ambiente di Hunger e Faber, ha ottenuto l’attenzione degli addetti ai lavori, tanto da essersi esibito al Montreux Jazz Festival.
 
I tre sono amici da anni, ma durante il lockdown nella primavera del 2020 – durante una sessione radiofonica congiunta per Gds.fm – hanno deciso che avrebbero inciso qualcosa insieme. La seguente estate, con l’allentamento delle misure di sicurezza contro il coronavirus, si sono recati presso lo studio La Fabrique, a Saint-Rémy di Provenza, dove nel giro di una settimana hanno registrato l’intero album. In seguito, il polistrumentista Janos Mijnssen, gregario di Faber sin dal suo primo Ep, ha aggiunto gli archi in uno studio di Amburgo.
 
A dispetto della natura collaborativa del disco, gli arrangiamenti giocano di sottrazione e risultano piuttosto distanti dagli album in proprio dei tre intestatari.
I Frank Powers di Brandão suonano una sorta di indie pop intellettualoide, mentre Hunger ha ormai una carriera lunga e variegata, in cui ha provato di tutto: dal cantautorato con sfumature jazz al pop-rock più ritmato, passando per saltuarie tentazioni elettroniche e dimostrandosi capace sia di sussurrare, sia di cantare con enfasi: non si è tuttavia mai avvicinata allo stile che si respira qui, ossia quello del classico liedermacher (il cantastorie moderno che nei paesi di lingua tedesca vanta una tradizione lunga ormai sessant’anni). Per quanto eclettica, Hunger ha sempre mostrato uno stile marcatamente internazionale.
Quello che potrebbe accostarsi di più è Faber, nei suoi dischi accompagnato da Tillmann Ostendarp, che suona cassa e trombone infondendo un’atmosfera da banda alpina. Tuttavia la sua musica, benché di stampo cantautoriale e vicina alle proprie radici, è spesso frenetica e sardonica, aggettivi che non potrebbero essere più distanti da questo nuovo progetto.

È quindi la somma delle parti a fare il risultato: Faber porta nel progetto il legame con la cultura tedesca, Hunger la sua capacità di ridurre le canzoni al minimo indispensabile. Più difficile decifrare l’apporto di Brandão, anche a causa di una carriera più breve, con musica forse meno originale di quella dei suoi compagni: tuttavia è indubbio che la sua voce e il suo contributo di autore e strumentista si amalgamino alla perfezione con gli altri.
La distanza fra i tre timbri vocali rende l’album particolarmente variegato: dalla voce profonda di Faber a quella acuta di Brandão, entrambe capaci di graffiare alla bisogna, passando per una Hunger che sceglie la sua chiave più delicata e intimista.

A una breve “Ouverture” d’archi seguono dodici canzoni d’amore, tenendo fede al titolo dell’album. 
È semplice capire chi ha scritto cosa: basta seguire la voce principale del brano. “Putsch”, “Ich liebe Dich, Sophie”, “Dr Hunger wird schlimmer” e “Eis hämmer immer no gno” per Hunger; “Wäge dem”, “Euse Rosegarte” e “Ich liebe Dich, Dino” per Brandão; “Mega Happy”, “Hoffnigslos Hoffnigslos” e “E Nacht a de Langstrass” per Faber. Fanno eccezione l’iniziale “Ich liebe Dich, Faber” e la conclusiva “Derfi di hebe” (scelta come singolo di lancio), che nonostante siano state scritte rispettivamente da Faber e Brandão, sono cantate collettivamente.
Questo non significa che i tre collaborino solo in quelle due occasioni: i brani sono tutti suonati dal trio, che mette mano a turno a ogni strumento: chitarre, basso, tastiere, percussioni. A ciò si aggiungano le complesse armonie vocali di sottofondo, che compaiono in diversi brani. In definitiva, l’unico brano da solista “Ich liebe Dich, Dino”, in cui Brandão si accompagna al pianoforte.
Ogni brano è un gioiello di cantautorato dagli arrangiamenti cameristici, ma senza disdegnare capatine nel rhythm & blues vecchio stampo (“Dr Hunger wird schlimmer”), nel tango (“E Nacht a de Langstrass”) o nell’avant-folk (si pensi all’assolo di chitarra noise che irrompe in “Eis hämmer immer no gno”).
“Derfi di hebe” spicca per immediatezza melodica, con il suo frenetico fingerpicking, gli archi struggenti e i rivoli di pianoforte, mentre le armonie vocali raggiungono l’apice in “Putsch”, generando un’atmosfera tetra e spiazzante. In “Hoffnigslos Hoffnigslos” spunta un Mellotron, le cui coltri dal sapore orchestrale sommergono lo splendido arrangiamento in crescendo. 

Il disco è interamente cantato in svizzero tedesco, esperimento mai tentato prima da nessuno dei tre artisti, che avevano sempre preferito il tedesco standard (o l’inglese, nel caso di Hunger). Questo ne ha inibito il successo in Germania, dove è passato inosservato, ma ha ovviamente fatto piacere al pubblico svizzero: entrato al numero 2 lo scorso dicembre, è rimasto in top 5 per più di un mese. Un ottimo risultato, viste le sonorità niente affatto commerciali.

(30/01/2021)

  • Tracklist
  1. Ouverture
  2. Ich liebe Dich, Faber
  3. Putsch
  4. Wäge dem
  5. Mega Happy
  6. Ich liebe Dich, Sophie
  7. Euse Rosegarte
  8. Hoffnigslos Hoffnigslos
  9. Dr Hunger wird schlimmer
  10. Ich liebe Dich, Dino
  11. E Nacht a de Langstrass
  12. Eis hämmer immer no gno
  13. Derfi di hebe


Brandão Faber Hunger on web

Two Gentlemen (label dell'album)



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