Emily Barker

A Dark Murmuration Of Words

2020 (Everyone Sang) | alt-folk

Dopo aver coronato dieci anni di attività discografica con la vittoria degli American Music Award nel 2017, Emily Barker è riuscita finalmente a farsi notare nel campo del folk contemporaneo. Nello stesso tempo, per l’artista australiana è arrivato il momento di mettere a dura prova la propria identità artistica, varcando quei confini stilistici che spesso hanno confinato la musica folk in un ambito circoscritto e destinato a un piacevole oblio (qualcuno ricorderà il disco in coppia con Marry Waterson "A Window To Other Ways".

Già la scelta di un produttore come Greg Freeman (Portico Quartet, Peter Gabriel, Amy Winehouse) e la presenza di un ricco parterre di musicisti - Rob Pemberton (batteria, percussioni, sintetizzatore), Lukas Drinkwater (basso, chitarre), Pete Roe (chitarre), Misha Law ed Emily Hall (archi) - mette in luce una spiccata propensione per atmosfere più complesse e strutturate. A questo si aggiunge la volontà dell’artista di concentrare l’attenzione su tematiche sensibili e importanti: non solo il cambiamento climatico e l’avanzare silente di sessismo e razzismo, ma tutto quello che sta caratterizzando il processo di demistificazione del progresso economico.

Il rapporto simbiotico tra donne e natura è al centro della suggestiva “The Woman Who Planted Trees”, un brano che Barker dedica alla figura di Wangari Maatha, attivista, parlamentare e biologa keniota morta nel 2011, nonché prima donna africana premiata con il Nobel per la Pace. Un’altra figura-simbolo della sopraffazione e della violenza, George Floyd, è al centro invece dell’interessante incursione nel mondo della world music alla Peter Gabriel di “Machines”. Ma il brano più inquietante è la post-apocalittica “Where Have The Sparrows Gone?” (una citazione di "Where Have All The Flowers Gone?" di Pete Seeger?) che Barker interpreta con uno struggente spirito soul, mentre tastiere, archi e un oscuro brivido goth ne vestono l’ardire con un tocco di velata malinconia mista a speranza.

“A Dark Murmuration Of Words” è un album frutto di riflessioni, prospettive e considerazioni, un progetto che per l’artista rappresenta un passo avanti nella giusta direzione. Al di là dell’accorato mood folk di “Strange Weather” e “When Stars Cannot Be Found”, e di quello lievemente più corposo di “When Stars Cannot Be Found” e “Return Me”, vi è infatti un’impressionante mole di suggestioni che suggeriscono confronti audaci con Laura Marling e perfino PJ Harvey.
Quanto di questo sarà oggetto di future evoluzioni non è dato sapere, per adesso non resta che applaudire alla perfezione folk-pop di quella ”Geography”, che oltre a essere fonte del titolo dell’album, si avvale della firma di Graham Gouldman.

Per “Ordinary” l’ingresso degli archi è fonte di ulteriore plauso per le qualità di Emily Barker come autrice, anche se a questo punto mi duole aver taciuto un’altra peculiarità dell’artista australiana, ovvero le notevoli qualità vocali. Emily è dotata di un timbro vocale caldo, avvolgente, eppur vibrante e penetrante. Potrei citare Carole King, Joan Baez e perfino Maddy Prior, ma non riuscirei a descriverne la potenza e la grazia, quella che lascio a voi scoprire sulle note del piano di “Sonogram”, ultimo brano ufficiale (poi c'è spazio per la ghost track “Murmuration”) di un disco dal fascino sottile, confortevole, intenso, poetico. 

(29/09/2020)



  • Tracklist
  1. Return Me
  2. Geography
  3. The Woman Who Planted Trees
  4. Where Have The Sparrows Gone?
  5. Strange Weather
  6. Machine
  7. When Stars Cannot Be Found
  8. Ordinary
  9. Any More Goodbyes
  10. Sonogram
  11. Murmuration (Bonus track)




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