End

Splinters From An Ever Changing Face

2020 (Closed Casket Activities) | metalcore, powerviolence, grindcore

You're sick
You're sick, you need to come home
You're sick, you need to come home
(da "Fear Me Now")

Basterebbe la copertina, unita al titolo di questo "Splinters From An Ever-Changing Face", per avvertire l'ascoltatore: l'esordio degli End, dal New Jersey, non è roba per cuori deboli. Di più, il furente metalcore degli statunitensi innerva uno dei dischi più intensi e incompromissori di quest'anno: 32 minuti divisi in 11 brani per un tinnitus da manuale.

Nel tritacarne ci finisce il velenoso impasto powerviolence-grindcore dei Nails, il tormentato post-core torcibudella dei Converge e la schizofrenia dei Dillinger Escape Plan. Un balzo in avanti sulla strada della follia, rispetto all'Ep "From The Unforgiving Arms Of God" (2017), che frantuma la struttura dei brani fino a farli assomigliare al flusso sonoro che tracima verso la saturazione o si aggroviglia nella melma.
Ne risulta che, nonostante sia una sfilata di violenza sonora, si ha l'impressione che non ci sia la catarsi liberatoria, quel barlume di serenità che segue il raptus. D'altronde, è il tema dell'autolesionismo uno dei più presenti nei testi: l'odio verso se stessi, ritorto contro la fonte in un dolore lacerante ma anche frustrante. Tuffati in questo abisso già con "Covet Not", col suo inizio da Napalm Death che lascia senza respiro, non si trova pace nel passo più pacato del singolo di lancio "Pariah", vuoi per le chitarre lugubri e vuoi per le urla assordanti di Brendan Murphy (già nei Counterparts), instancabile lungo tutto l'album.

C'è persino una bava black-metal nel monolitico arrangiamento di "Absence", prima di altre mattanze più grindcore, che trovano un vertice in "Fear Me Now", grazie anche al lavoro dei chitarristi Will Putney (Bayonet, Fit For An Autopsy, Forgetting Tomorrow, Nothing Left To Mourn, Signed With Hate) e Greg Thomas (The Risk Taken, Shai Hulud, Zombie Apocalypse). Quando pure si rallenta, la tensione rimane bella alta, come nel mefitico sludge di "Hesitation Wounds", chiuso con scorci sci-fi.
L'altro punto di riferimento dell'album è il drumming chirurgico e devastante di Billy Rymer (Thoughtcrimes, The Dillinger Escape Plan), in bella mostra in particolare su "Every Empty Vein". Chiude un brano maestoso, anche se non molto originale, come "Sands Of Sleep", reso più atmosferico dalla voce di Tanner Merritt.

Come anticipato, però, non c'è sfogo sufficiente per l'instinto autodistruttivo che domina l'album. Non è un caso se più volte si parla di suicidio. Ben lontano dagli interessi militari e orrorifici di un tempo, l'estremismo metal è ancora una volta un importante mezzo di comunicazione del malessere psicologico, ancora tristemente un argomento tabù nella nostra società. Non sarà la prima volta, ma a quanto pare serve ancora molto parlarne.

(16/06/2020)



  • Tracklist
  1. Covet Not
  2. Pariah
  3. Absence
  4. The Reach of Resurrection
  5. Fear for Me Now
  6. Hesitation Wounds
  7. Captive to My Curse
  8. Evening Arms
  9. An Apparition
  10. Every Empty Vein
  11. Sands of Sleep


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