Gengahr

Sanctuary

2019 (Liberator) | indie-pop

Non sembrava musica di questo mondo, l'indie pop neo-psichedelico dei Gengahr. Parlando di "Where Wilderness Grows" su queste pagine, azzardammo si trattasse di musica proveniente da un mondo fatato, popolato da folletti che vivono tra funghi e muschi in una sorta di comunità puffesca. È in particolare la voce di Felix Bushe, con il suo falsetto caramelloso, a rendere la proposta così particolare, dandole un retrogusto di fanciullesca magia.
Chiudemmo la recensione del secondo disco dei Gengahr affermando che, con il talento melodico che si ritrova, la band potrebbe sacrificare un po' di originalità e vendere qualche copia in più, travalicando con facilità i confini nazionali e la nicchia neo-psichedelica.

Pur non sembrando mossa dall'intento di monetizzare, è proprio questa l'operazione alla base di "Sanctuary": urbanizzare le melodie dei due dischi precedenti. Ma, come dicevamo, piuttosto che un goffo tentativo di penetrare il mercato discografico, il disco sembra la sortita (invero non troppo riuscita) di una band di gnometti nella club scene metropolitana.
Già l'opener "Everything & More" mette in campo maggior concretezza, bassi più grassi e melodie più afferrabili di quanto fatto sentire dai Gengahr nei primi due dischi, ma è il groove di funk futuristico che muove "Heavenly Maybe" a sigillare definitivamente la natura della faccenda.

Nonostante una generale sensazione di piacevolezza (e innocuità), si arriva a fine scaletta senza troppi sussulti (le accelerazioni repentine di "You're No Fun", i riflessi lunari di un lago argentato sul quale si rifrange il delicato arpeggio di "Moonlight"), sperando dunque in un pronto ritorno alla valle incantata.

(13/02/2020)

  • Tracklist
  1. Everything & More
  2. Atlas Please
  3. Heavenly Maybe
  4. Never a Low
  5. Fantasy
  6. You’re No Fun
  7. Soaking In Formula
  8. Anime
  9. Icarus
  10. Moonlight


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