Grift

Budet

2020 (Nordvis Produktion) | folk, black metal, dark-folk

Erik Gärdefors, in arte Grift, è un artista che sarebbe riduttivo sussumere solo nell’ambito del black metal. La sua prosa è pura malinconia folk, uno sguardo acuto e puntuale verso la Svezia profonda e rurale. Una narrazione che rimanda a un passato fatto di tradizioni mai dimenticate e storie di vita agra. Intense tessiture melodiche si spalancano su visioni di abissi e tensioni spirituali proprie di certa letteratura scandinava, da Knut Hamsun a Pär Lagerkvist. “Budet”, il suo ultimo album uscito per l’eccellente label indipendente Nordvis Produktion, continua nel solco di un tributo sincero alla propria terra, dunque un album campestre, intimista e autunnale, da apprezzare sicuramente al meglio, stando ben lontani dal rumore e dagli orrori della modernità.

Un polistrumentista raffinato e accorto come Gärdefors (già membro di band black metal come Arfsynd, Orcivus e Haemophilia) qui riesce nell’impresa di evocare vivide immagini di pioggia e ruggine, visioni di una vita passata memore del tempo inesorabile che non lascia scampo mentre si manifesta implacabile l’eterno ritorno delle stagioni. Il suo è un folk con venature black metal, atmosferico ed espressivo, fatto di tensione emotiva e lancinanti sfoghi vocali che, in certi momenti, può ricordare artisti come Afsky e Alcest.
Con Georg Börner dei Coldworld a dar man forte con il suo violino nelle tracce “Ödets bortbytingar” e “Vita arkiv”, Grift riesce a trovare la sua strada con uno stile dark-folk personale, esistenzialista, a volte profondamente amaro e pessimista nel suo incedere. Nonostante tutto, “Budet” lascia, specie nel finale, un’apertura alla speranza di una nuova comunione con una natura sacrale, con la propria identità profonda e le sue radici.

Si passa da temi legati all’incomunicabilità e alla solitudine (“Barn Av Ingenmansland”) alla fragilità del tempo e dei propri sensi, tema espresso molto bene in “Skimmertid”, uno dei vertici dell'album. Dal brano è stato tratto anche un video in bianco e nero, dove emerge una passione evidente per registi come Bergman, TarkovskijBéla Tarr.
In “Väckelsebygd”, a farla da padrone è un recitato disperato su un tappeto dark-ambient dove a tratti emergono campionamenti di rumori agresti. Lo spirito inquieto di Grift ben si riassume in questi versi tratti dal brano Vita Arkiv (archivio bianco): “Fångna av stjärnornas intighet dröms vi till mening/ Frisläppta av skuggornas salighet föds vi av längtan” ovvero “Catturati dal nulla delle stelle, sogniamo il significato/ Liberati dalla beatitudine delle ombre, siamo nati dal desiderio”.

“Budet” non è un lavoro facile, certamente non inquadrabile in un genere ben definito. È un disco che ha bisogno di un ascolto attento per sviscerare le sue molte anime, ma la fatica sarà ampiamente ripagata con sentimenti reali, sinceri quanto schietti e implacabili.

(11/09/2020)



  • Tracklist
  1. Barn Av Ingenmansland
  2. Skimmertid
  3. Ödets Bortbytingar
  4. Väckelsebygd
  5. Vita Arkiv
  6. Oraklet I Kullabo
 




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