Harold Nono

We're Almost Home

2020 (Bearsuit) | experimental, art-pop, elettronica

Applicare le regole della musica da camera, della musica da film e del jazz a strutture elettroniche variabili e a volte contaminate perfino dalla cultura dei videogiochi giapponese è per Harold Nono l’ennesima sfida creativa. Un progetto che il musicista di Edimburgo ha voluto affrontare sulle coordinate di un ipotetico viaggio nel postmoderno, una colonna sonora per distopiche narrazioni e stati mentali alterati.

Il musicista scozzese aveva già dispensato surreali sintassi art-pop a metà strada tra i My Bloody Valentine e Syd Barrett con gli Haq (in compagnia di Nozome e Takma) e ha all’attivo molte collaborazione tra le quali quella con il musicista francese Eric Cosentino. Il nuovo album “We’re Almost Home” è come una tavolozza ricca di scarabocchi e di strani segni, un caos che il musicista trasforma in materia organica con un dinamismo sonoro che solo concettualmente resta astratto, acquisendo una fisicità che sembra appartenere indistintamente sia a maestri della musica per immagini come Danny Elfman (“Red Dream Submarine”, “Gold Lamé Neckhold”) che a icone del progressive rock più sperimentale: impossibile non pensare a “Red” dei King Crimson quando calano le tenebre di “The Fall Reprise”.

Da abile maestro dell’elettronica, Harold Nono ricodifica le timbriche metalliche alla Kraftwerk per una lettura esotica dell’era industriale (“Menton Train Jump”) per poi ritornare sul luogo del delitto con toni più apocalittici e aspri (“The Gurney Trips”).
E’ un disco surreale, “We’re Almost Home”, ricco di intense strutture strumentali cinematiche. Una colonna sonora per incubi quotidiani (“Ron's Mental Leap Coach”), dove cambi di rotta sono all’ordine del giorno, tra geniali scampoli art-noise con sax e tamburi protagonisti di una big band jazz-industrial alla Ztt (“Annie & Bunny Got Fast-tracked”) e immaginifiche divagazioni minimal e avantgarde (“I Thought I Was Driving”).

La giostra del nonsense di Harold Nono è musicalmente una delle più affascinanti e complete: prima interseca gli ultimi residui di free-jazz dietro paraventi lounge (“Shaking On An Iron Bed”) poi flirta con la lirica senza essere rapita da quel cantato aulico che il musicista trasforma in cacofonie e graffi (“The Art Of Rosa”).
Come in ogni grande rappresentazione per musica e immagini, non mancano strappi dal tono delicatamente beffardo (“Let The Light In”) o dissonanti alla maniera del buon Frank Zappa (“The Shout”). La giostra orchestrale di “We’re Almost Home” prosegue incurante del prosciugar di note messo in atto dagli abili collaboratori Anthony Osborne Frank Wilke, Morishige Yasumune, James Ross e Louis Hillary.

La metodologia di Harold Nono colpisce più il subconscio (“Red Dream Submarine”) che la percezione fisica. Il fascino della meditazione e dell’alterazione psichica mette in moto l’immaginazione più schietta, creando un archetipo di bellezza poco convenzionale. Dopo tutto, c'è ben poco di convenzionale in "We're Almost Home".

(12/02/2021)



  • Tracklist
  1. Menton Train Jump
  2. The Shout
  3. Annie & Bunny Got Fast-tracked
  4. Gold Lamé Neckhold
  5. I Thought I Was Driving
  6. Shaking On An Iron Bed
  7. Let The Light In
  8. The Fall Reprise
  9. Ron's Mental Leap Coach
  10. The Gurney Trips
  11. Red Dream Submarine
  12. The Art Of Rosa
  13. Annie's Phantom Life Raft Choir






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