Heišrik

Illusions

2020 (self released) | pop-jazz, crooner

Dopo un esordio passato inosservato (“An Invisible Gun", 2007), Heiðrik á Heygum ha conosciuto la notorietà nel 2016 con una seconda opera (“Funeral”), album premiato e acclamato dalla critica, che ha scomodato paragoni importanti, da Rufus Wainwright a Antony And The Johnsons, passando per Roy Orbison e Marc Almond.

Disco imperniato sulla personale realtà sessuale Lgbt, “Funeral” rischiava di essere il classico capriccio di un artista poliedrico e versatile. Dopotutto Heiðrik era fino ad allora più noto per l’attività di regista, dopo la laurea alla scuola di cinema alternativo danese, poi presso l'Accademia di belle arti islandese.
Nativo delle isole Faroe, per il nuovo disco “Illusions” Heiðrik á Heygum ha messo insieme un set di musicisti, produttori e arrangiatori di tutto rispetto, un’opera ancor più ambiziosa, che non insegue le fascinazioni del precedente progetto “Funeral”.

E’ un album ispirato da un elegante jazz melò, da una teatralità tipica del cabaret e da un tocco da chansonnier, un salto indietro nel tempo di quasi un secolo, quello di Heiðrik. La Budapest Art Orchestra diretta da Viktor Orri Arnarson crea una sceneggiatura perfetta per il delicato timbro da crooner del musicista. Piano, hammond, voci, chitarre acustiche e strumenti più tipicamente pop accennano variazioni musicali su passione e romanticismo con un’eleganza che lascia fuori dalla porta i toni più stucchevoli.
Da abile regista, Heiðrik fa scorrere sonorità dal forte potere evocativo, come la magica saudade di “Bitter”, una deliziosa bossa nova avvolta da un voci angeliche e un discreto uso degli archi, perfetta introduzione per un disco che dispensa melodie d’antan, come se fossero dei piccoli classici ritrovati in un vecchio cassetto.

E’ un’amabile e raffinata sequenza di canzoni sentimentali, quella di “Illusions”, mai eccessive o ridondanti, anzi minimali ed essenziali. C’è “Love Sick”, una canzone d’amore che Michael Bublè non avrebbe mai il coraggio di cantare, o “Hope You're Crying” che sembra carpita a un vecchio disco di Roy Orbison, mentre “Break Up Song” ostenta tutto il fascino della canzone d’autore francese. A dispetto delle continue citazioni, “Illusion” resta genuino e ispirato. La verità è che queste canzoni hanno un loro discreto fascino evergreen, melodie struggenti degne di Scott Walker (“Miss Your Body But Not Your Head”, “Silent Tear”) o Marc Almond (“You'll See”), canzoni che Brecht e Weill avrebbero amato scrivere (“This Ship Has Sailed”) e che non necessitano di molti colori per brillare nell’oscurità (“One Demon A Day”).

“Illusions” è un album nel suo genere unico, talento interpretativo e di scrittura viaggiano di pari passo, con una naturalezza impressionante, frutto di una dialettica artistica che non ama mezze misure. Questo è un album da amare o rifiutare in blocco, ma che è impossibile ignorare.

(06/02/2021)



  • Tracklist
  1. Bitter
  2. Love Sick
  3. Hope You're Crying
  4. Break Up Song
  5. Miss Your Body But Not Your Head
  6. You'll See
  7. Silent Tear
  8. This Ship Has Sailed
  9. Nothing In Return
  10. One Demon A Day




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