Ingrina

Siste Lys

2020 (A Tant Rŕver Du Roi) | post-metal, post-rock

Per i francesi Ingrina il termine post-metal è non solo ingombrante ma anche limitante. Con ben due batteristi a supporto, i giovani musicisti oltrepassano barriere stilistiche con voracità e padronanza creativa. Dopo “Etter Lys” (norvegese per “dopo la luce”) ecco “Siste Lys” ("ultima luce"), un album che riprende alcune tracce del raro Ep d’esordio del 2016 ("Casual", "Stolidity" e "Frozen"), per rielaborarle all’interno di un progetto nuovo di zecca.

Ad aprire le danze sono i dieci abbondanti minuti di una delle tracce inedite, “Jailers”, un campionario abbastanza ricco di riff malsani e vischiosi, dissonanze, sussulti, spazi sonori che si aprono per poi inghiottire tutto in un limaccioso silenzio, vibrazioni e continui cambi di rotta, che alfine si fondono in un sinistro e denso corpo rigido post-metal-hardcore, che si contamina di voci e accordi chitarristici ancor più lugubri.
Tutto l’album “Siste Lys” si sviluppa su eguali vortici di post-hardcore, shoegaze e metal, immersi in una tempesta emotiva che sembra non conoscere freni. L’obiettivo della band è quello di tradurre in suoni il grido che nasce nelle profondità della terra: la musica degli Ingrina ha la stessa densità della roccia e della lava, nonché la compattezza di una foresta o delle profondità marine.

Uno sguardo al sito ufficiale della band può essere d’aiuto per comprendere le fonti d’ispirazione di queste sei tracce, per l’aspetto puramente sonoro, invece, basta soffermarsi sulla capacità del gruppo di tenere alta la tensione anche nell’esternazione più morbida, o se volete post-rock, dell’album: “Walls”.
Il rischio è che un disco come “Syste Lys” alla fine scontenti tutti, i fan del metal che troveranno eccessivo il rigore armonico, i seguaci del post-rock che speravano in una risposta più marcatamente rock ai Godspeed You! Black Emperor.
Non aiuta a risolvere i dubbi qualche lieve caduta di tono: il trip non ben definito di “Casual” e la progressione senza costruzione della conclusiva “Frozen”.

L’unica certezza è che i francesi hanno un enorme potenziale, i brani più lunghi, come il vigoroso “Stolidity”, pur nella loro miscela non particolarmente innovativa di post-harcore, metal e noise, conservano una pregevole tensione emotiva, mentre i due minuti e trenta secondi di raffiche sonore e hard-rock a tutta velocità di “Now” sono baciati da un’ispirazione e una forza che, pur nella loro brevità, sono motivo sufficiente per un ascolto non distratto e fugace.

(19/02/2021)



  • Tracklist
  1. Jailers
  2. Walls
  3. Casual
  4. Stolidity
  5. Now
  6. Frozen




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