L.A. Salami

The Cause Of Doubt & A Reason To Have Faith

2020 (Sunday Best Recordings) | urban-folk-rock

Non è mai semplice discernere di Lookman Adekunle Salami. Sarà per l’insana scelta di addomesticare soul, rock, blues, rap, hip-hop, country e qualsiasi altra forma musicale, a substrato per lunghe disquisizioni sullo stato dell’anima e della fede? O per quell’ostinazione nel voler a tutti i costi evitare le regole della composizione?
Il quarto album del musicista inglese, “The Cause Of Doubt & A Reason To Have Faith”, non prova in alcun modo a sveltire le già note coordinate creative, anzi mette subito in campo una title track di ben dieci minuti e quarantacinque secondi, capace di sfiancare qualsiasi tentativo dei detrattori di trovar giusta causa per un eventuale ascolto.
Insomma, la musica di L.A. Salami è prendere o lasciare. Una scelta senz’altro più facile per chi ha potuto verificarne la singolarità nelle esibizioni live: set scomposti di poesie e racconti su società, politica e umane saggezze e fallimenti, un ambito creativo dove la parola prende il sopravvento sulla musica, un profilo artistico che merita un po’ più di attenzione di quella moltitudine di next big thing che viene sbandierata ai quattro venti come la colonna sonora dei nostri tempi.
L. A. Salami è l’artista delle domande, dei dubbi, delle incertezze, nulla a che vedere con la sicumera di altri poeti del caos contemporaneo.

Anche “The Cause Of Doubt & A Reason To Have Faith” non si discosta dal profilo urban-folk, a metà strada tra Ghostpoet e King Krule, ma con un piglio naif che fa la differenza, offrendo al musicista un posto nel panorama dei moderni troubadour.
Assorbite le malsane divagazioni di stile e suoni della title track, a tal punto ricca di stop and go da meritare una disamina a parte e volutamente elusa, L. A. Salami offre un singolare campionario di aliene pop song: dal divertissement di “Dear Jessica Rabbit”, con il ritmo sostenuto dai tasti di una macchina da scrivere, al pop-rock-soul dal ritornello accattivante e spensierato di “Things Ain't Changed”.
Vera punta di diamante, “The Cage” celebra la passione del musicista per l’hip-hop, con un brano sensuale e aspro che mette insieme anni di poetry-song da Bob Dylan a Thom Yorke, passando per Gil Scott-Heron e Lou Reed, il tutto immerso in paludose sonorità jazz-funk di prima scelta.

Ripescato dal precedente capitolo discografico, “The Talis-Man On The Age Of Glass (Redux)” è valorizzata da inserti di piano e chitarra il cui scopo non è abbellirne le grazie, quanto di renderle contestuali a un disco che conferma le intenzioni dell’artista di restare fuori dalle raffinate sonorità di molti epigoni, prediligendo l’onestà intellettuale alla linearità del linguaggio. Una scelta che sacrifica ancora una volta la fruibilità e la tenuta d’ascolto del progetto, ma ne garantisce allo stesso tempo la solidità e qualità espressiva, anche se restiamo in attesa di quel capolavoro promesso dalla asciutta bellezza dell’esordio e dalle vigorose pagine disseminate negli altri album dell’artista.

C’è comunque abbastanza carne al fuoco per dare una chance a “The Cause Of Doubt & A Reason To Have Faith” e per tenere d’occhio le future evoluzioni di L.A. Salami. Stay Tuned.

(09/10/2020)



  • Tracklist
  1. The Cause Of Doubt & A Reason To Have Faith
  2. When You Play God (The 2018 Copyright Blues)
  3. Thinking Of Emiley
  4. Dear Jessica Rabbit
  5. Things Ain't Changed
  6. The Cage
  7. The Talis-Man On The Age Of Glass (Redux)




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