Liam Hayes

Mirage Garage

2020 (Weird Vacation) | pop, songwriter

Ci vorrà del tempo per mettere ordine nell’ultimo trentennio della musica pop e rock, un periodo nel quale la sovrapproduzione e la contrazione dei consumi hanno inevitabilmente modificato il rapporto del pubblico con gli artisti. Si è altresì sviluppata una marea di nicchie “ecologiche/musicali”, rendendo ancora più complesso individuare quel che resterà di questi caotici eppur creativi anni, dove molte realtà artistiche appaiono spesso legate alla contestualità e alla volatilità dei gusti.
Sarà arduo raccontare questi tempi con lo scandire della musica: quali saranno le pietre miliari future? Gli artisti che avranno realmente contrassegnato un ambito stilistico, soprattutto se considerato minore? E chissà se alcune terminologie resisteranno alle mode e alle evoluzioni linguistiche. Viene da chiedersi cosa intenderemo per pop: sì, quella musica che i Beatles hanno nobilitato per poi lasciarla nelle mani di abili artigiani e folli visionari che sono riusciti a tenerne le grazie fuori dal mainstream: Todd Rundgren, Jimmy Webb, Harry Nilsson, Xtc, B-52’s, Magnetic Fields, Prefab Sprout, Blur, Blue Nile etc..

"Fuori i nomi!", dirà a questo punto il lettore. Difficile in verità riuscire ad avere un quadro completo della situazione recente, ma c'è già un buon numero di artisti di elevata statura che non ha ancora ricevuto la meritata consacrazione. Tra questi Thomas Walsh dei Pugwash, Louis Philippe e Liam Hayes, in arte Plush.
Strana vicenda quella di “Mirage Garage”, ennesima sfida di Hayes. Un album pubblicato solo in cassetta nel 2018 (generando una rivolta tra i fan) e ora finalmente ripubblicato in vinile. Una scelta che è in evidente antitesi con le circostanze che hanno caratterizzato il suo capolavoro sotto il nome di Plush, ovvero “Fed”, un disco dal budget talmente elevato da essere stato all’epoca (2002) rifiutato da tutte le case discografiche, ad eccezione della giapponese Afterhours, per poi ricomparire in scena sei anni dopo rilanciando sul mercato il geniale soul-pop del musicista di Chicago.
Nonostante le pur notevoli difficoltà incontrate negli anni e incurante del mancato riscontro di quel disco che l’artista aveva concepito come punto d’arrivo della sua carriera, “Slurrup”, Hayes è ripartito da zero per l’ennesima volta. E ha consegnato questo strambo album di finti demo, in verità privo dei preziosismi rococò di “Fed” e “Bright Penny”, ricco di canzoni dal fascino fuori dal tempo, perfette per uno spin-off di "Alta Fedeltà" (Liam ha fatto un comparsa nel film), degne eredi di quella tradizione artigianale pop che da Colin Blunstone passa per Chris Bell, Harry Nilsson, Alex Chilton per arrivare a Laura Nyro e Todd Rundgren.

Già dal titolo, “Amazing Astronauts” si candida a immaginaria outtake di “I Am The Cosmos”, allo stesso modo “In Me/Again” cattura l’atmosfera di “Something/Anything”, mentre “Eat In Sin” è la ballata che Paul McCartney non riesce a scrivere da anni.
Non mancano languori psych-beat perfetti per una B-side degli Zombies (“The More I Live”) e perfino accenni glam (“Herr Garage”): tutti preziosi tasselli di un disco che non poteva restare appannaggio dei pochi possessori della cassetta pubblicata due anni fa.
“Mirage Garage” è un album pop intelligente e scontroso: tenerezza (“Here In Hell”), esotismi frivoli eppur romanticamente naif (“Masters & Slaves”), ballate crepuscolari e nostalgiche (“Ariadne”) e il divertissement da avanspettacolo della conclusiva “Staple Shake” mettono in chiaro un talento che, pur non avendo bisogno di conferme, continua a produrre alcune delle canzoni più intense e memorabili dei nostri giorni.
Attenderne la riscoperta da parte di critici illuminati o di tendenza non è necessario, il buon gusto e l’amore per la musica sono le uniche due cose necessarie per amare Liam Hayes e “Mirage Garage”.

(11/05/2020)



  • Tracklist
  1. In Me / Again
  2. Here In Hell
  3. The More I Live
  4. Herr Garage
  5. Eat In Sin
  6. Masters & Slaves
  7. Ariadne
  8. Amazing Astronauts
  9. Staple Shake




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