Liraz

Zan

2020 (Glitterbeat) | world-music, elettropop

Liraz Charhi è l’ultima entrata nella scuderia di Glitterbeat, casa tedesca da sempre attenta ai musicisti che stanno provando a rinnovare il concetto di world music abbracciando un linguaggio sonoro dai confini più ampi, senza inciampare nel buio della globalizzazione creativa.
La cantante nonché attrice persiano-israeliana è famosa anche per le temerarie attività culturali politiche. Ha infatti vissuto sulla propria pelle le difficoltà affrontate dagli iraniani emigrati in Israele - è il caso dei genitori - prima che la rivoluzione islamica creasse una frattura sociale e politica, estremizzando la già complessa integrazione culturale per gli ebrei iraniani, etichettati come persiani dagli israeliani, già vittime della derisione degli iraniani per la loro appartenenza alla religione ebrea.

Per il secondo album “Zan” (“Donne”) Liraz ha collaborato con musicisti iraniani e israeliani che sono rimasti nell’anonimato per motivi di sicurezza. Al centro delle dieci tracce il profilo eroico di molte donne costrette al silenzio o alla fuga dalla terra promessa. Arie popolari, incroci elettroacustici (sonorità ricavate da uno strumento tradizionale mediorientale: il Bağlama turco), elettropop, jazz, pop, rock e altri linguaggi musicali contemporanei si fondono in un progetto dai toni decisamente evocativi.

La natura collettiva e collaborativa di “Zan” lancia un messaggio politico importante: la musica diventa centro potenziale di una pacificazione tra popoli. Liraz fonde strumenti tradizionali persiani con ossessivi beat moderni, invocando la danza come momento di incontro (“Zan Bezan”), tra geniali intuizioni world-disco (“Injah”) e misture ritmiche ardimentose e originali (“Nafas”) che non disdegnano il fascino di una primigenia psichedelia (“Bia Bia”).
Passione e spiritualità trovano spazio in cupe e dolenti armonie dai tratti arabeggianti (“Dolate Eshg”, “Shab Gerye”), ma il lessico prevalente in “Zan” è quello della musica pop.

Di particolare interesse il procedimento che ha permesso all’album di essere realizzato: molti dei contributi strumentali sono stati condivisi attraverso messaggi crittografati spediti con delle app. Questo ha inciso non poco sull’organicità del progetto, ma nello stesso tempo gli ha regalato un’autenticità e una naturalezza altrimenti non percepibili, altresì racchiuse nella pagina più poetica, inquieta e arcaica, il canto a due voci “Lalai”, che dona ulteriore tensione emotiva a un disco da ascoltare con attenzione.

(04/01/2021)



  • Tracklist
  1. Zan Bezan
  2. Injah
  3. Dolate Eshg
  4. Joon Joon
  5. Shab Gerye
  6. Mastam
  7. Bia Bia
  8. Hala
  9. Nafas
  10. Lalai




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