Luca Bocci

No pierdas la simpleza

2020 (autodistribuito) | bedroom pop, songwriter, soft rock

Esponente di spicco della scena alternativa di Mendoza, che comprende tra gli altri anche gli Usted Señalemelo, interessante band di art rock psichedelico, Luca Bocci è tornato nel giugno di quest’anno dando un seguito a quel gioiello di bedroom pop che fu "Ahora", pubblicato nel 2017. Forse è persino riduttivo delimitare in un perimetro così stretto la sua opera prima, piena com’è di suggestioni jazzy e arrangiamenti chillwave, eppure è difficile descrivere in altro modo il personaggio Bocci e il (non) contesto totalmente avulso da appoggi discografici che ha condotto alla sua emersione - peraltro tutt’altro che imponente - dall’anonimato.

Il secondo album "No pierdas la simpleza" prosegue in perfetta continuità stilistica il percorso del giovane cantautore. I totem nella scrittura sono sempre i giganti della canzone rock argentina: Luis Alberto Spinetta in primis, Fito Paéz e Charly García, nonché alcuni rimandi al Gustavo Cerati solista degli anni Novanta, specie quello placido e trasognato di"‘Amor Amarillo". È proprio il forte legame con le fondamenta musicali del proprio paese che rende la proposta di Bocci unica e di spessore, laddove spesso il genere nelle sue manifestazioni in lingua inglese indugia fin troppo nella ricerca di un afflato lo-fi non supportato da solide basi di songwriting. Invece, nelle canzoni di "No pierdas la simpleza" abbiamo come in "Ahora" una vasta gamma di accordi di settima, maj7, nona, e in generale variazioni armoniche spiazzanti (il pre-chorus di "Acuario"). Se è vero che anche l’inglese King Krule non ha mai lesinato sull’utilizzo di certe armonie di derivazione jazz, non si può non constatare come l’argentino stia portando avanti un’idea di musica simile ma con un sano "gusto di suonarsela" che il collega dai rossi capelli sembra aver smarrito per strada. Quale sia la scelta stilistica migliore, è decisione che si lascia al lettore.

Non mancano melodie e canzoni brillanti, insomma: si pensi alla dolce "Cruzaria el mar", con forti reminiscenze del debutto, il rock dalle tinte blues di "Aprendiendo", la ballata per organo e percussioni casalinghe "Muro", la cristallina e spinettissima "Pibe". Ci sono pure alcune novità d’arrangiamento ed estetica, come ad esempio in "Poder", in cui l’utilizzo dell’autotune e l’incalzante andamento metrico fanno pensare alla collaborazione dello scorso anno tra lo stesso Bocci e gli indie trapper spagnoli Cupido.
Quel che meno convince è proprio la simpleza evocata dal titolo in fase d’arrangiamento: se è vero che il songwriting è d’alta scuola, la scelta di ridurre la gamma di timbriche nello spettro sonoro ha anche prodotto una certa limitazione della componente immaginifica che invece consacrava il debutto a vero e proprio capolavoro dell’indie contemporaneo. Un male non da poco, va detto, ma che comunque non inficia nel complesso la riuscita di un disco che mostra un autore talentuoso, ricercato, coerente.

(15/11/2020)

  • Tracklist
  1.  Salva tu amor
  2. Aprendiendo
  3. Viaje a mí
  4. Poder
  5. Muro
  6. Acuario
  7. Quise
  8. Cruzaría el mar
  9. Pibe
  10. Casa ocho
  11. Amor Ferrari




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