Mare Cognitum & Spectral Lore

Wanderers: Astrology Of The Nine

2020 (I, Voidhanger) | atmospheric-black-metal, space-ambient

Il maestoso album collaborativo "Wanderers: Astrology Of The Nine", partorito da due one-man band black-metal come Mare Cognitum e Spectral Lore, rispettivamente di origine statunitense e greca, totalizza 115 minuti di materiale. Ispirato ai nove pianeti del sistema solare, includendo quindi l'ormai da tempo declassato Plutone, è una lunga sinfonia divisa in brani estesi, quasi sempre oltre i dieci minuti. Rievoca la suite in sette movimenti "I pianeti", di Gustav Holst, pubblicata nel 1921.

Ogni brano è dedicato a uno dei corpi celesti, ma proprio Plutone, che un pianeta non è, ha il privilegio di un brano particolarmente esteso, diviso in due parti. I due titolari si dividono il lavoro, tranne che per lo sforzo dedicato al più estremo dei corpi celesti del nostro sistema, per il quale firmano a quattro mani. Lo stile musicale scelto per la narrazione cosmica deve qualcosa a varie declinazioni del black-metal, spaziando dal sinfonico all'atmosferico, ma comunque non lesinando violenti assalti frontali. Emperor, Dimmu Borgir, Agalloch e Darkspace possono sovvenire nei vari frangenti dell'imponente mole di materiale proposta, con qualche passaggio affine anche al black-gaze di Deafheaven e compagnia.

Alla violenza sconsiderata di "Mercury (The Virtuous)", una tempesta old-school tensiva e belligerante, risponde il tritacarne "Mars (The Warrior)", tributo black-death al dio della guerra. La più melodica traccia dedicata al nostro pianeta natale, "Earth (The Mother)", sceglie il crescendo per descrivere l'ampia tavolozza emotiva suscitata dal mondo. "Venus (The Priestess)" trova nella struggente, epica e desolante melodia che la caratterizza un proprio quid, distinguendosi fra i momenti sinfonici dell'opera.
Al più sconfinato fra i pianeti gassosi è ispirata "Jupiter (The Giant)", ammantata di nebbie velenifere, fino all'esplosione tragica del suo midtempo solenne; solo alla fine ci si arrende all'efferatezza ciclopica, facendo perno sui mulinelli chitarristici. La tragica solennità di "Saturn (The Rebel)", segnata dall'organo, bilancia la ferocia di "Neptune (The Mystic)", prima che "Uranus (The Fallen)" scelga un ectoplasmatico black-gaze trainato dal basso e reso lugubre da un rantolo.

Sono, quelle sopra descritte, soluzioni che suoneranno non particolarmente originali, per gli ascoltatori più esperti, ma che si fanno apprezzare nella più ampia cornice di un lavoro che mette a sistema varie declinazioni del black-metal per tratteggiare un imponente ciclo cosmico. Discorso a parte meritano i 23 minuti di "Pluto (The Gatekeeper)", la composizione regina dell'opera: 11 minuti di fischi siderali, più Tangerine Dream che Bathory, in piena dark-ambient cosmica, compongono lentamente una liturgia galattica di terrificante glacialità, per la quale l'unico riferimento black-metal possibile è il Burzum più minimalista; poi, 12 minuti di ferale black-metal incastrato su una zoppicante cellula ritmica e addolcito da ariose melodie dal respiro sinfonico, culminante in un devastante crescendo che sfuma ai confini del sistema solare.
Finisce così che l'epico viaggio di quasi due ore trovi il suo maggiore lascito soprattutto in questo esteso finale, il più efficace momento creativo di un progetto in cui l'ambizione rischia a volte di sopraffare l'ispirazione.

(24/04/2020)



  • Tracklist
  1. Mercury (The Virtuous)
  2. Mars (The Warrior)
  3. Earth (The Mother)
  4. Venus (The Priestess)
  5. Jupiter (The Giant)
  6. Saturn (The Rebel)
  7. Neptune (The Mystic)
  8. Uranus (The Fallen)
  9. Pluto (The Gatekeeper) Part I: Exodus Though the Frozen Wastes
  10. Pluto (The Gatekeeper) Part II: The Astral Bridge
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