Metal Preyers

Metal Preyers

2020 (Nyege Nyege) | post-industrial, ambient-dub

Sempre più protesa a una commistione di locale e internazionale, elevandosi ormai a vero proprio movimento culturale, la Nyege Nyege è etichetta/cenacolo dagli obiettivi compositi ed elaborati, che ha ampiamente travalicato la promozione del singeli per abbracciare una dimensione ben più ampia, tesa a raccontare vita e cultura di Tanzania e Uganda senza troppo restringere il campo di azione. Il progetto Metal Preyers risponde pienamente alle intenzioni: frutto dell'unione del producer Jesse Hackett e del visual-artist Mariano Chavez (già insieme sotto la firma Teeth Agency), in aperto scambio di idee col manipolatore britannico Lord Tusk e un agguerrito terzetto di musicisti ugandesi (Otim Alpha, Omutaba e Lawrence Okello), il combo realizza un album omonimo che prova a tradurre in suono il frenetico contesto della vita notturna di Kampala e quanto ci gravita attorno. Strutturato quasi come una colonna sonora di supporto a un effettivo contesto di vita, il disco ne inquadra il fervido brulicare con altrettanta foga, sposando un approccio segmentato, volubile, tanto debitore di certo minimalismo industrial quanto affascinato dall'ambient più ipnotica e imbastardita, in un gioco delle parti che fonde e confonde, evocando un'atmosfera di oscura agitazione.
 
Sospettosa, carica di una tensione che può esplodere da un momento all'altro, la capitale ugandese si rivela palcoscenico di una violenza strisciante, di un nervosismo che trapela anche dai momenti più piani, pronto a destabilizzare qualsiasi cosa al suo passaggio. L'immaginazione dei Metal Preyers travalica il lato fisico del contesto urbano conservandone l'essenza, come in un negativo di cui si distinguono ormai soltanto cornici sbiadite. A riempire lo spazio lasciato vuoto subentrano stridii e clangori, beat imponenti, marce mortifere, coordinate su un sistema che rinuncia alla sperimentazione post-club per improntare una ben più curiosa commistione di ritmi ugandesi (acholi in primis, talvolta però lo stesso singeli tanzaniano filtra in superficie), cadenze oniriche/dub e motivi di stampo industriale, che dimostrano tutta la propria fantasia timbrica nelle tante (forse troppe) one-minute track del disco.
 
Più che un lavoro dalla forte impronta concettuale, l'album concepisce lo spunto realizzativo come spunto generale, condensandolo in vignette che volta volta ne identificano un aspetto diverso. Se comunque l'ascolto nel suo insieme non risulta affatto scoordinato (e indubbiamente l'accompagnamento del dato visivo ne dovrebbe aumentare la compattezza esterna), nondimeno perde molta della sua carica espressiva spingendo troppo sull'estetica del frammento.
I momenti più estesi (“Hard Screw”, con i suoi tappeti sintetici binaurali e gli inattesi cambi di rotta; l'umidiccia evocazione sciamanica di “The Walker” e le sue vischiose cornici percussive; la trance allucinata di “Nightwalk”) chiariscono che il combo è pienamente capace di misurarsi con sviluppi più concreti e composizioni non così affrettate. Anche così, gli instabili sogni a spasso per Kampala non mancano di catturare la fantasia, perturbarla e condizionarne la visione: non si tarderà a intravedere fattezze gotiche e vecchi capannoni in dismissione sotto i cieli di Uganda. 

(06/10/2020)

  • Tracklist
  1. Metal Preyers
  2. Hard Screw
  3. Peppa
  4. Gizzards
  5. Snake Sacrifice
  6. The Caller
  7. Musoka Kizinga
  8. Mutaba-Abba
  9. Night Walk
  10. Wagani
  11. Snake Spit Defender
  12. Slither Dripper
  13. Double Tongue
  14. Skull Head Stomper
  15. Metal Preyers Reprise




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