Mina Tindle

Sister

2020 (37d03d) | folk, pop

Un concentrato di talenti presenzia il ritorno discografico di Mina Tindle, cantautrice francese, vero nome Pauline de Lassus Saint-Geniès, più nota per essere la moglie di Bryce Dessner dei National, nonché titolare di due album di ordinario folk-pop cantautorale. Con il nuovo disco “Sister” l’autrice salta il fosso dell’anonimato, grazie a un progetto più ambizioso e originale, a far da collante la scelta dell’autrice di raccontare con concilianti tonalità oniriche e favolistiche il mondo della mitologia.

Lo sforzo creativo è supportato da un team di autori, musicisti dall’eccellente curriculum, ai quali si aggiunge l’abile produzione e cura degli arrangiamenti di Thomas Bartlett (aka Doveman), che arricchisce di sfumature una scrittura a tratti ordinaria, consentendo agli episodi più riusciti di ravvivare l’intero progetto, regalando perfino qualche piccolo gioiellino da conservare con cura.
A partire dall’elegante minimalismo lirico di “Jessa”, un’invocazione struggente ed evocativa (“Ho bisogno di un sorriso per sapere, ho bisogno del tuo sorriso per non fingere che le mie divagazioni siano finite, la mia posizione sta vacillando nel mondo senza di te, Sorella, sorella, dove sei stata ?”), un brano dove il piano di Nico Muhly e la voce dell’autrice diventano un tutt’uno, una pagina ricca di sensazioni che dispiace duri solo tre minuti e quarantaquattro secondi.

Per essere catturati dalla stessa potenza bisogna in verità attendere la mini-suite di “Triptyque”, dieci minuti di field recording, folk, neoclassical e avanguardia, che hanno il fascino di un vecchio disco della 4AD o di un disco di Marissa Nadler o Lhasa De Sela, un brano frutto di ben tre composizioni scritte da Mina Tindle e dal compagno Bryce Dessner e quindi unite in un’unica e originale sequenza. L’appena citata Lhasa De Sela è peraltro il riferimento più evidente di “Sister”, non è un caso che l’album si chiuda con una versione di un brano dell’autrice americana-messicana, “Is Anything Wrong”, inizialmente concepita per un concerto tributo a più voci e quindi recuperata per “Sister”.

Piccoli nei stemperano gli entusiasmi - la piacevole prevedibilità della Mitchell-iana “Lions” e la non del tutto riuscita “Louis” - senza però minare la riuscita del progetto, grazie anche a interpretazioni vocali misurate, la suadente “Indian Summer” e la naif  “Fire & Sun”, che tengono a freno l’enfasi a volte leggermente teatrale della voce di Mina Tindle.
Altre due performance convincenti chiudono il lotto: una coraggiosa ballata in bilico tra le pagine più romantiche di Bjork e l’estatica bellezza della musica di Camille, “Belle Penitence”, e un regalo di Sufjan Stevens, l’inedito “Give A Little Love”, ennesima dimostrazione che con un repertorio all’altezza e un giusto equilibrio degli elementi vocali e strumentali, Mina Tindle può aspirare a un ruolo meno marginale nel panorama odierno, nel frattempo “Sister” è il primo passo nella giusta direzione.

(13/01/2021)



  • Tracklist
  1. Jessa
  2. Lions
  3. Give A Little Love
  4. Indian Summer
  5. Louis
  6. Belle Penitence
  7. Fire & Sun
  8. Triptyque
  9. Is Anything Wrong




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