My Gravity Girls

I Miss Something And Miss Everyone

2020 (Weakmusic) | dream-pop, folk

Eravamo rimasti in attesa dei due capitoli necessari a completare il temerario progetto in quattro atti “Irrelevant Pieces”, ma per la band parmense sono stati anni difficili quelli trascorsi dai primi due album a base di dream-folk-pop, che avevano alimentato non poche speranze nel conforme e spesso prevedibile panorama italiano.

Unici superstiti della formazione originale, Mattia Bergonzi e Pietro Ruggeri hanno ripreso in mano l’avventura dei My Gravity Girl con un nuovo organico, Francesco Carlucci e i fratelli Claudio e Simone Calandra completano il quintetto attuale.
Lo stile del gruppo resta sulle coordinate che da ben dodici anni li contraddistingue all’interno della scena indie italiana, ad eccezione di una contaminazione elettronica più marcata, che se nei precedenti due album del 2016 si limitava a sparute incursioni (brani come “Jeremiah” e Desert Storm” su tutti), in “I Miss Something And Miss Everyone” predomina e rivela un’identità artistica più marcatamente dream-pop.
Che causa di tal rinnovamento sia stata l’influenza di “Flotus“ dei Lambchop (come dichiarato da Mattia Begonzi) o un’evoluzione già in essere nella band parmense poco importa, il risultato è oltremodo convincente. I My Gravity Girls dosano con sapienza e rigore armonico le grazie di un folk etereo e crepuscolare, con stratificazioni e tremolii elettronici.

Registrato nei studi The Catcher e pubblicato dalla loro nuova etichetta Weakmusic, l’album si snoda tra dodici capitoli irrazionalmente solidi, meditativi e introspettivi senza però indugiare nella malinconia. I My Gravity Girls si mantengono estroversi ma mai indulgenti nelle espressioni synth-pop ed elettroniche, che altresì favoriscono il racconto di una realtà più urbana e meno bucolica.
Sul versante più intimista e folk, si contraddistinguono le nuance acustiche di “May” (con un delizioso organo in sottofondo) e di “Five AM”, sonorità altresì pronte a sciogliersi in estatiche forme dream-folk, dove il suono dei synth predomina con garbo (“Berlin”).
Sull’altra sponda il fragore elettro-pop del singolo “Daybreak” e l’oscura tensione simil-new wave di “Forest” reggono il confronto con i più blasonati precursori del genere, talento creativo confermato dalla incisiva e inquietante “Schitzophrenia”: un groviglio di beat ossessivi, synth, e stralci di un’intervista a un uomo sofferente di schizofrenia raccolta sul finire degli anni 50, che introduce elementi noir nel racconto della band.

Gli scampoli noise di “Intimacy”, i loop sfuggenti di “Wide Eyes” e il cupo riverbero di “Blank Space” ben si sposano con le introspettive e struggenti sonorità elettroniche, mentre alle citata influenza dei Lambchop si accoda anche il richiamo ai Blue Nile (anche nei titoli, “Family Life”), un ulteriore tassello di un quadro stilistico interessante e maturo.
L’unica speranza è che il nuovo corso dei My Gravity Girls trovi basi più solide nel panorama discografico odierno, perché sarebbe un peccato attendere altri quattro anni per il seguito di “I Miss Something And Miss Everyone”.

(19/12/2020)



  • Tracklist
  1. Intimacy
  2. Forests
  3. Wide Eyes
  4. Daybreak
  5. Berlin
  6. Blank Space
  7. Schitzophrenia
  8. Family Life
  9. Five AM
  10. Silver Lake
  11. May
  12. Ann




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