Nicholas Merz

God Won't Save You, But I Will

2020 (Aagoo) | rock, songwriter

Un’inconsueta profondità tematica caratterizza sin dagli esordi (“The Limits Of Men”) l’opera di Nicholas Merz. Il chitarrista e compositore di Seattle, già membro dei Darto, dopo aver affrontato con toni critici la dannosa deriva maschilista della società moderna, ritorna in scena con un graffiante resoconto del rapporto tra l’Uomo, Dio, la Morte e l’Amore.  Nessun rigore o moralismo nelle implicazioni tematiche e interiori di “God Won’t Save You, But I Will”, tutt’al più brevi storie sull’opportunità di non farsi trascinare dal vortice della negatività.

L’intensità del timbro vocale di Merz rievoca quello di David Berman, mentre la musica scava nelle profondità del rock americano dei vari Wilco, Lambchop, Daugh Gibson e, ovviamente, Purple Mountains. Il fragore melodico è potente, possente, vigoroso. Le radici folk e rock sono soffuse e malinconiche, ammantate di una psichedelia noir, sonorità condivise con il coautore e chitarrista Cory Hanson dei Wand.
Registrato dal vivo nei Duvall studio senza alcuna sovraincisione e senza premure, al punto che solo sei brani sono stati ritenuti sufficienti, il progetto è intriso dell’atmosfera aspra e desolata dei dintorni degli studi di registrazione californiani, luogo che ispirò anche gli U2 di "The Joshua Tree".

Epico e graffiante, il disco di Nicholas Merz dialoga con il lato oscuro del rock’n’roll, lì dove Nick Cave e Lou Reed hanno preso spunto per raccontare le paure dell’ignoto (“Petaluma Drive”), con la stessa intensità poetica dei Triffids e l’autenticità delle radici country e blues (“Midnight Movement”).
Uno stratificare di tastiere ondulanti cattura nelle sue profondità una delle melodie più potenti ed evocative dell’album, ariosa come un brano dei Lambchop e cupa come un epitaffio scritto da Leonard Cohen (“God's Death”), un dialogo con la morte che è anche un patto con l’ignoto. Un’affine malinconia permea la più carezzevole e romantica “The Forty”, dove chitarre acustiche, tastiere, voci, accordi minimali di chitarra creano un groove che altera atmosfere space country, assecondando una melodia che sembra rubata ai Go-Betweens.

E’ strano scoprire che il disco sia stato registrato in soli due giorni e che sia rimasto nel cassetto per più di un anno e mezzo prima di essere pubblicato. Merz nel frattempo ha realizzato due video che hanno reso ancor più evidente la valenza trasgressiva di queste sei tracce: i cowboy protagonisti dei due mini-racconti sono disillusi, in eterno conflitto tra ciò che rappresentano e quel che sono nella realtà.
La melodia ammaliante e insidiosa di “Blush” alfine libera tutta l’energia di un album che tiene in vita tutta la natura irrequieta e uggiosa del miglior rock americano, quella natura irrequieta e graffiante nella quale il musicista attira l’ascoltatore con l’energica “Drifting Palomino”, prima di svelare segreti e zone buie dell’animo umano, iscrivendo il proprio nome tra i più acuti autori rock del momento.

(19/12/2020)



  • Tracklist
  1. Drifting Palomino
  2. Midnight Movement
  3. The Forty
  4. God's Death
  5. Petaluma Drive
  6. Blush


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