Noveller

Arrow

2020 (Ba Da Bing!) | ambient-drone

L’elemento più affascinante della musica di Sarah Lipstate aka Noveller è la dissonanza tra la dinamica dello strumento base, la chitarra, e le glaciali sonorità quasi sinfoniche delle composizioni. Un corpo sonoro che ridesta l’immaginazione, libera la liturgia chitarristica dall’abbondanza di note e distorsioni, rinnova i canoni dell’introspezione e della meditazione trascinandoli nell’oscurità e nell’inquietudine.
Una sempre più sapiente manipolazione avantgarde e sperimentale di ciò che resta del linguaggio art-rock fa di Noveller una delle punte di diamante della musica ambient drone.

Con “Arrow” l’artista non mira più a impressionare il proprio pubblico con le effervescenze incantevoli di “A Pink Sunset For No One”, quanto a trasportare l’ascoltatore in luoghi e spazi creativi nuovi e inediti, sulle orme di Robert Fripp e dei suoi frippertronics.
Non solo Glenn Branca (artista con il quale Sarah Lipstate ha collaborato), ma anche Steve Reich, Brian Eno, Harold Budd: queste sono le coordinate di “Arrow”. La musica di Noveller è un continuo crocevia di intuizioni e sonorità ingannevolmente ascetiche, un flusso chimerico di espansioni elettroniche gioiosamente guizzanti tra melodie e dissonanze dalle profumazioni cosmiche, frutto altresì di strumenti creati appositamente per Sarah Lipstate (“Canyons”). Sono intrecci minimali di un immaginario quartetto d’archi la cui potenza evocativa è comparabile all’intera epopea di "Koyaanisqatsi" (“Zeaxanthin”) e perfino fulgide sequenze di accordi chitarristici pronti a esplodere in un fragore ritmico aspro che non si rende mai del tutto manifesto (“Pattern Recognition”).

Ci sono brani che hanno la maestosità di un’intera orchestra (“Rune”), armonie inquiete che inseguono il flusso sanguigno (“Effektology”), barocchismi che riescono a fare a meno delle tipiche strutture strumentali alleggerendone la drammaticità (“Pre-fabled”), fino a raggiungere vertici creativi dove la simulazione diventa realtà, sonorità pungenti e sinistre che ribadiscono il continuo scambio culturale con gli estremi della musica rock (come dimenticare la presenza di Noveller come act di apertura per Iggy Pop), un’esplosione di furore e disgregazione melodica che foraggia le evoluzioni chitarristiche di “Thorns” - una di quelle esternazioni sonore che da sola allontana le ombre dell’ambient music da sottofondo.

“Arrow” non è un progetto seducente o travolgente, questa è musica per chi è curioso di scoprire cosa si nasconde nel buio, nella meditazione. Un disco che prosegue nella reinvenzione di uno degli strumenti cardine della musica rock.

(07/07/2020)



  • Tracklist
  1. Rune
  2. Effektology
  3. Zeaxanthin
  4. Pattern Recognition
  5. Canyons
  6. Pre-fabled
  7. Thorns
  8. Remainder




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